Intel e Acer convinte: la carenza di chip e PC nuovi finirà solamente tra 2 anni

Intel e Acer convinte: la carenza di chip e PC nuovi finirà solamente tra 2 anni
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I maggiori produttori di semiconduttori hanno avvertito già l’utenza e gli investitori del futuro grigio che si aspettano a causa della carenza di chip sul mercato a livello globale. Tra la forte domanda e la scarsa offerta la crisi si prospetta piuttosto lunga, e a ribadirlo non è solamente la famosissima Intel ma anche la casa taiwanese Acer.

Le ultime parole da parte di Pat Gelsinger, attuale CEO di Intel, sono giunte nel corso dell’evento Computex che si sta tenendo in queste ore a Taipei: in tale contesto, egli ha affermato che “nonostante l’industria abbia adottato delle misure per affrontare i problemi a breve termine, potrebbero volerci ancora un paio di anni prima che l’ecosistema riesca a far fronte alle difficoltà relative alla capacità di produzione di substrati e componenti”. In breve, Gelsinger è estremamente convinto che la carenza globale di chip durerà almeno altri due anni, esattamente come detto verso fine aprile 2021.

Più ottimista è invece Tiffany Huang di Acer che, in occasione di un’intervista con il Guardian Australia ha dichiarato ciò che segue: “L’azienda ora può soddisfare solo il 50% della domanda mondiale. […] Continueremo ad andare a rilento fino al primo trimestre o al secondo trimestre del prossimo anno”. Una cautela evidente dovuta dai problemi causati dal COVID-19 e dai lockdown in tutto il mondo, accompagnata soltanto da segnali positivi come il lancio di prodotti top di gamma come Predator Orion 3000 e Acer Nitro 50.

Sia investitori che soprattutto gli utenti finali sono ancora alla ricerca di segnali positivi, in un periodo in cui acquistare schede grafiche e processori top di gamma sta diventando particolarmente difficile, tra problemi di approvvigionamento, produzione e l’assalto di scalper e miner di criptovalute. Si riuscirà a tornare alla normalità entro la ormai fantomatica “deadline” del 2022? Sarà solo il tempo a dircelo.

FONTE: Gizmodo
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