Intel, Pat Gelsinger conferma: "tagli mirati al personale" contro la crisi energetica

Intel, Pat Gelsinger conferma: 'tagli mirati al personale' contro la crisi energetica
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Intel taglierà migliaia di posti di lavoro: l'annuncio è arrivato già una decina di giorni fa dall'azienda stessa, e rientra in una chiara strategia di risposta alla crisi globale del settore informatico e tecnologico. Nelle scorse ore, però, il CEO di Intel Pat Gelsinger ha fatto chiarezza su tali tagli.

Giovedì 20 ottobre, infatti, il numero uno di Intel ha spiegato durante una conferenza aperta a tutti gli impiegati dell'azienda che i tagli si sono resi necessari per via dell'aumento dei costi produttivi (con ogni probabilità dovuti a loro volta all'aumento di prezzo dell'energia elettrica) e della riduzione dei margini di profitto su moltissimi prodotti. Le parole di Gelsinger sono state riportate dalla testata americana Oregn Live.

Il CEO di Intel ha poi specificato che la riduzione dei posti di lavoro passerà per una serie di "tagli mirati" alla forza-lavoro della compagnia. Il taglio dei dipendenti, con la conseguente riduzione delle spese per l'azienda, dovrebbe permettere a quest'ultima di tornare a registrare degli incassi positivi. La mossa è stata duramente criticata da diversi osservatori, dal momento che Intel è stata tra i beneficiari del CHIPS Act americano, che ha garantito all'azienda investimenti per 52 miliardi di Dollari da parte di Washington.

Ovviamente, gli investimenti del CHIPS Act sono finiti in settori produttivi intoccati dalla crisi, come quello della produzione fattuale dei chip (non a caso, Intel aprirà una Fab in Italia nei prossimi mesi). Ciò significa dunque che l'azienda potrebbe tagliare perlopiù nella ricerca e nello sviluppo, oppure potrebbe decidere di eliminare posti di lavoro nei settori in cui finora non è riuscita ad imporsi.

In ogni caso, sappiamo che Intel taglierà fino al 20% dei suoi lavoratori in alcune divisioni: se consideriamo che l'azienda dà lavoro ad un totale di 121.000 persone, i tagli potrebbero arrivare a riguardare diverse migliaia di impiegati in ben 53 Paesi del mondo.

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