Intel, il ritardo dei chip a 7nm fa crollare le azioni, ma le vendite rimangono positive

Intel, il ritardo dei chip a 7nm fa crollare le azioni, ma le vendite rimangono positive
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Intel ha confermato il ritardo del lancio dei chip a 7nm al 2022, una notizia che non è affatto piaciuta agli investitori che temono un’arretratezza eccessiva rispetto alla concorrenza sempre più forte di AMD.

Questo annuncio, assieme a quello dei risultati finanziari del Q2 2020 nel corso dell’ultima conference call, è stato seguito da un crollo delle azioni dell’azienda, simbolo del pessimismo degli investitori.

Mentre stamattina le azioni della Intel Corporation hanno aperto con una riduzione del 17%, gli analisti di numerose banche e centri di ricerca hanno ridotto il loro prezzo dichiarando che questi ritardi nello sviluppo di chip a 7nm vanno contro la Legge di Moore, nata proprio dalle osservazioni del cofondatore di Intel Gordon Moore, secondo cui la complessità di un microcircuito raddoppia ogni 18 mesi.

Questa legge sta alla base della filosofia di Intel, ma secondo analisti come Ross Seymore di Deutsche Bank e Siti Panigrahi di Mizuho in questo momento l’azienda di Santa Clara non è affidabile come una volta, mentre AMD starebbe raccogliendo successi continui con i nuovi processori Ryzen in arrivo sul mercato.

Alla luce delle dichiarazioni di Intel, dunque, le seguenti banche hanno determinato questo calo del valore delle azioni:

  • Deutsche Bank: da $70 a $60, diminuzione del 14%
  • Mizuho: da $67 a $63, diminuzione del 6%
  • Bank of America: da $70 a $62, diminuzione dell’11%
  • UBS: da $70 a $64, diminuzione del 9%
  • Barclays: da $58 a $48, diminuzione del 17%
  • Wells Fargo: da $60 a $55, diminuzione dell’8%
  • Northland: da $60 a $48, diminuzione del 20%
  • RBC Capital: da $52 a $48, diminuzione dell’8%

Altri analisti come Stacy Rasgon di Bernstein hanno addirittura definito l’ultima conference call sulle entrate del secondo trimestre del 2020 come “la peggiore mai vista”, aggiungendo che il ritardo sui chip a 7nm ha portato alla luce i problemi strutturali di Intel. Northland invece ritiene “altamente improbabile” il ritorno in auge di Intel in tempi brevi poiché i prodotti venduti dall’azienda non sarebbero più competitivi.

A confermare queste dichiarazioni sono anche gli ultimi dati raccolti in Giappone, dove AMD controlla il 67,4% del mercato di CPU grazie alla serie Ryzen.

Nonostante il pessimismo tuttavia i risultati finanziari di Intel sono positivi: nel secondo trimestre del 2020 l'azienda ha raggiunto una crescita year over year del 20%, registrando un profitto di 19,7 miliardi di dollari. Per quanto riguarda il settore PC i profitti sono cresciuti del 7% rispetto allo stesso periodo del 2019; ma sono il settore cloud e i prodotti 5G ad aver registrato forti vendite, trainando l'azienda in questo inizio anno.

FONTE: Wccftech
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