Un'iscrizione rivela il gesto inaspettato che sorprese l'imperatore Settimio Severo

Un'iscrizione rivela il gesto inaspettato che sorprese l'imperatore Settimio Severo
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Dopo quasi un secolo di ricostruzioni, un'iscrizione risalente al II secolo d.C. è stata riportata nuovamente alla luce. Si è scoperto che quelle parole altro non erano un modo dell'imperatore Settimio Severo per immortalare la sua gratitudine nei confronti di una piccola comunità bulgara e la loro generosa donazione in monete d'argento.

La crisi del III secolo, un punto fondamentale nella storia dell'Impero romano, si stava avvicinando. Prima di morire, nel 211 d.C., Settimio Severo, con sua grande sorpresa, ricevette una donazione più che generosa da parte di una piccola comunità, all'epoca chiamata "Nicopolis ad Istrum" (nell'odierna Bulgaria).

La cittadina era stata fondata dall'imperatore Traiano agli inizi del II secolo d.C. e, in poco tempo, grazie alla propria posizione geografica, divenne un vivace centro commerciale. Fama e ricchezza presto portarono questo piccolo centro urbano a sostenere uno dei cinque possibili pretendenti alla corona imperiale, dopo la morte dell'imperatore Commodo nel 192 d.C.

L'uomo che appoggiarono, però, venne sconfitto da Settimio Severo, sancendo la sua presa di potere definitiva. Per tutta Nicopolis ad Istrum, dunque, si diffuse un'ansia generale riguardo le proprie sorti.

I cittadini raccolsero il più velocemente possibile circa 700 mila monete d'argento (al tempo, i denarii) e, con una lettera in cui siglavano la loro fedeltà alla nuova guida dell'Impero, le mandarono a Roma.

E' probabile che la donazione arrivò nel 198 d.C., sorprendendo sia Settimio Severo che suo figlio, Caracalla (il successore che estenderà la cittadinanza romana in tutte le terre dell'impero). Come ringraziamento, scrissero delle parole a loro volta alla città, affermando di essere grati nell'aver ricevuto un dono da "persone dalla parte giusta".

I cittadini della parte orientale dell'impero decisero, quindi, di incidere quelle parole in un imponente pilastro di pietra calcarea che, oggi, continua a risiedere nella sua città d'origine.

Una cosa interessante è che, dalla recente traduzione dell'inscrizione, si può notare come Severo abbia mentito, nella lettera, riguardo un aspetto della propria vita: affermò di essere discendente di Marco Aurelio, che governò dal 161 al 180 d.C. Tuttavia, Severo era di discendenze nord-africane e non era legato ad alcuna linea dinastica imperiale.

Per quanto la donazione possa aver sorpreso l'imperatore, rimaneva comunque una guida che doveva mantenere unito un impero sempre più fragile e diviso. Di conseguenza, il piccolo gesto di una cittadina impaurita venne usato a vantaggio dell'intero Stato per poter legittimare il potere imperiale di fronte ai propri sudditi incerti.

Se siete interessati a conoscere i volti degli imperatori citati, sembra proprio che l'artista Daniel Voshart sia riuscito a ricrearli.

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