L'ammissione del fondatore di Uber: "il Re del settore delle driverless? É Google."

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Nel corso del processo che vede accusata Uber di aver acquistato informazioni frutto di un furto di documenti riservati a danno di Waymo, gli avvocati della controparte sono riusciti ad estorcere all'ex CEO di Uber un'amara constatazione: "il mercato delle driverless? Quelli di Google sono i primi".

Abito scuro e cravatta nera, porche parole, risposte estremamente calcolate e circoscritte ad un repertorio di soli "Sì", "No" e "Corretto". Eppure gli avvocati di Waymo qualcosa sono riusciti ad estorcerlo all'ex CEO di Uber che è stato ripudiato dal board dell'azienda che lui stesso ha fondato: l'ammissione che a condurre la corsa nel settore delle auto senza pilota –per qualità della ricerca, tecnologie e risultati– non è Uber, ma proprio la Waymo di Google.

"Pensi che stiano conducendo il mercato?", ha chiesto l'avvocato di Waymo, Charles Verhoven. "Sì", ha risposto a denti stretti Kalanick. "Pensi che stessero vincendo anche nel 2015 e nel 2016?", "è corretto".

Kalanick ha, quindi, ammesso di essersi incontrato con l'ex ingegnere di Waymo Anthony Levandowski. Levandowski, secondo l'accusa di Waymo, avrebbe fornito ad Uber una serie di documenti riservati di proprietà di Google. L'obiettivo? Favorire l'azienda all'epoca gestita da Kalanick grazie ad un assist micidiale. Quello che è certo è che l'ex ingegnere ha scaricato circa 14.000 file dal database di Waymo. La strategia di Uber, per il momento, mira a ridimensionare l'accusa tentando di svicolare i file ottenuti dalla definizione di documenti classificati. Gli avvocati di Uber, in particolare, sosterrebbero che Waymo non avesse alcuna misura di sicurezza per proteggere i dati in questione, non prevedendo un sistema di notifica nel caso in cui fossero scaricati in massa dall'interno. L'intento è quello di dimostrare che l'azienda rivale non ritenesse i documenti come sensibili o che, quantomeno, non potessero essere interpretati in tal senso dai dipendenti come Lewandoski. La legge americana non definisce cosa sia un documento riservato, e la giurisprudenza tende a far rientrare nella categoria i dossier che le aziende –a prescindere dalla loro dimensione– non vogliono far trapelare all'esterno. Se Uber riuscisse seriamente a dimostrare che Waymo non aveva disposto particolari misure per proteggere i file scaricati dall'ex ingengere, questo potrebbe seriamente mettere in difficoltà la strategia d'attacco della sussidiaria di Google.

La deposizione di Kalanick è durata 45 minuti. Oggi si attende la terza sessione del processo.

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