L'ESA sta costruendo una struttura terrestre che simula l'ambiente lunare

L'ESA sta costruendo una struttura terrestre che simula l'ambiente lunare
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L’agenzia spaziale europea ESA sta per ricreare un’ambiente simile a quello della superficie lunare qui sulla terra, esattamente presso l’Astronaut Centre (EAC) a Cologne, in Germania. La struttura si chiamerà Luna e servirà all’agenzia spaziale europea per sviluppare le future missioni sul vero satellite naturale terrestre.

Sarà possibile sfruttare l'intero complesso come ambiente di test per i futuri astronauti che andranno sulla Luna, o per costruzione di strumenti utili e per la sperimentazione di idee. Tutto il centro dovrebbe essere grande circa 1000 m2 e simulare il suolo lunare, un ambiente analogo a quello del satellite naturale dotato di una base umana.

Con questo progetto l’ESA sta confermando l’importanza dell’esplorazione lunare tra i piani dell’agenzia spaziale, che necessita di una serie di nuove tecnologie necessarie ai futuri astronauti per sopravvivere. Lo sviluppo del centro Luna è ancora ad uno dei primi stadi dello sviluppo ma un sostituto del suolo lunare è già stato individuato. Si tratta della polvere proveniente dalle eruzioni vulcaniche della regione Eifel, materiale che risale a 45 milioni di anni fa.

Che l'ESA stessa facendo ricerca sulle proprietà del suolo lunare non è un mistero: ve ne abbiamo parlato qui su Everyeye lo scorso agosto, riportando la volontà dell'agenzia spaziale europea nel tentare di sfruttare la polvere lunare per la costruzione di case. Infatti, la Luna è coperta da questa polvere fina e grezza, che potrebbe essere lavorato per realizzare dei mattoni, utili a loro volta per costruire dei rifugi. Da tempo si sta cercando un sostituto terrestre della polvere lunare e quella trovata nella regione tedesca Eifel sembra un ottimo sostituto.

Gli astronauti disporranno di un proprio rifugio denominato FlexHab (Future Lunar Exploration Habitat), dove vivranno e condurranno esperimenti: il design finale della struttura è atteso per la fine di quest’anno. Per quanto riguarda la fonte di energia, l’ESA ha deciso di sfruttare quella solare tramite pannelli fotovoltaici, che servirà anche a ricavare ossigeno dalla scissione di molecole d’acqua. L’idrogeno verrà invece ricombinato in una cella di carburante e sfruttata anch’essa come fonte di energia.

FONTE: ESA
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