L'immagine della Nebulosa di Orione: un vento stellare catturato in uno scatto

L'immagine della Nebulosa di Orione: un vento stellare catturato in uno scatto
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Un'immagine senza dubbio affascinante, quella all'interno della news, sopratutto se si pensa che è stata ottenuta dall'Osservatorio Stratosferico della NASA per l'astronomia ad infrarossi (SOFIA). L'immagine immortala "il vento stellare" di una stella appena nata, nella Nebulosa di Orione.

Quando si parla di "vento stellare" si fa riferimento ad una caratteristica dell'ambiente circostante una stella, che impedisce a nuove stelle di formarsi nelle sue vicinanze: questo è quanto è emerso secondo una nuova ricerca riportata nel numero del 7 gennaio 2019 della rivista Nature.

Ciò è sorprendente perché fino ad ora gli scienziati erano più propensi a ritenere che i principali responsabili dei criteri di formazione delle stelle fossero eventi legati ad immense esplosioni, come le supernovae. Ma le osservazioni di SOFIA suggeriscono che le stelle appena formate generano venti stellari che possono "soffiare via" il materiale necessario alla formazione di nuove stelle, secondo un meccanismo definito "feedback".

SOFIA è un Boeing 747SP modificato per trasportare un telescopio del diametro di quasi 3 metri. È un progetto congiunto della NASA e del German Aerospace Center (DLR).

La Nebulosa di Orione è tra gli oggetti più osservati e più fotografati nel cielo notturno, considerando che è uno dei più vicini "centri di formazione stellare". I lati negativi sono i soliti, per chi segue la serie di notizie a carattere scientifico qui su Everyeye: la presenza di una fitta nube di gas e polvere rende questa nebulosa tanto bella quanto oscura, rendendo difficile osservare l'intero processo di nascita delle stelle. La luce infrarossa può penetrare attraverso questa nube, consentendo a osservatori appositi, come lo è SOFIA, di rivelare molti dei segreti sulla formazione stellare che altrimenti rimarrebbero nascosti.

"Il vento è responsabile della formazione di una grande bolla attorno alle stelle centrali", ha spiegato Cornelia Pabst, un dottorato di ricerca, studentessa presso l'Università di Leida nei Paesi Bassi e l'autore principale della ricerca. Pabst spiega che questo vento "distrugge la nuvola natale originale ed impedisce la nascita di nuove stelle".

Le osservazioni di SOFIA, tramite il "German REceiver for Astronomy at Terahertz Frequencies (GREAT), hanno rivelato, per la prima volta, che il forte vento stellare proveniente dalla più brillanti di queste baby star, ovvero Theta1 Orionis C (θ1 Ori C), ha spazzato via un grande guscio di materiale dalla nube dove di formazione di questa stella, come uno spazzaneve che sposta la neve ai lati di una strada.

I ricercatori hanno usato lo strumento GREAT su SOFIA per misurare la linea spettrale del carbonio ionizzato. A causa della posizione aerea di SOFIA, che vola sopra il 99% del vapore acqueo dell'atmosfera terrestre, i ricercatori sono stati in grado di studiare le proprietà fisiche del vento stellare senza l'interferenza delle particelle d'acqua allo stato gassoso.

Gli astronomi usano la firma spettrale del carbonio ionizzato per determinare la velocità del gas in tutte le posizioni attraverso la nebulosa e studiare le interazioni tra stelle massicce e le nuvole in cui sono nate. Il segnale è così forte che rivela dettagli e sfumature critiche dei vivai stellari che sono altrimenti nascosti. Ma questo segnale può essere rilevato solo con strumenti specializzati - come GREAT - che possono studiare la luce a infrarossi lontani.

L'Ames Research Center della NASA nella Silicon Valley in California gestisce il programma SOFIA, in collaborazione con l'Università Research Association con sede a Columbia, nel Maryland, e il SOFIA Institute (DSI) presso l'Università di Stoccarda. L'aeromobile è gestito dall'Hangar 703, nel centro di ricerca Armstrong della NASA, a Palmdale, in California.

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