La campagna contro un'azienda che "ruba i meme" nata dai documentari sul Fyre Festival

La campagna contro un'azienda che 'ruba i meme' nata dai documentari sul Fyre Festival
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La grottesca vicenda del Fyre Festival, evento musicale di lusso presentato in pompa magna sui social che si è rivelato un fallimento e una frode ai danni dei consumatori, ha fatto emergere anche un'altra storia: quella di JerryMedia, azienda di comunicazione nata rubando meme. Ora una campagna social la vuole boicottare.

Del Fyre Festival abbiamo parlato anche sulle pagine di Everyeye: doveva essere un festival di proporzioni epocali, con band i primo livello, e tutta una serie di pacchetti e servizi extra-lussuosi. Di fatto, come testimoniato da due documentari usciti a distanza di pochissimo tempo l'uno dall'altro, uno distribuito su Netflix e l'altro su Hulu, gli organizzatori degli eventi non avevano la minima esperienza nel settore, e, complice l'aver bruciato una grossa quota del loro budget in quella che sarà ricordata come una delle campagne marketing più monumentali (e truffaldine) della storia, non sono riusciti a dare ai loro clienti quanto promesso.

Durante le giornate del festival dovevano essere serviti piatti gourmet, ma agli ospiti sono stati serviti panini preconfezionati. Dovevano esserci ville e capanne sfarzose per i partecipanti (pagati con pacchetti da diverse decine di migliaia di dollari), ma alla fine gli ospiti sono stati fatti albergare in tende sudicie e allagate dalla pioggia. Dovevano esserci gruppi musicali di primo livello, ma la maggior parte di questi si sono defilati dopo aver annusato l'imminente fiasco. Storia nota di cui si è parlato abbondantemente.

Ora però emergono anche le responsabilità di Jerry Media, l'agenzia che ha organizzato la campagna marketing del Fyre Festival, assoldando influencer e modelle di primissimo piano. Tutti, dagli influencer all'azienda, ignari del comportamento scorretto degli organizzatori del festival. Come peraltro si evince dal documentario distribuito su Netflix, e prodotto in parte dalla stessa Jerry Media —altra cosa per cui viene criticata, l'essersi costruita da sola un documentario per uscirne pulita.

Perché il caso del Fyre Festival ha fatto emergere tutte le contraddizioni del mondo di PR e influencer: un mondo dove i protagonisti riscuotono assegni sonanti, senza tuttavia preoccuparsi veramente di quello che stanno promuovendo. Vanno considerati estranei ai fatti, o complici involontari della frode? Se il Fyre Festival è riuscito a gabbare così tante persone è anche, o forse soprattutto colpa loro.

Ma ora Jerry Media si trova coinvolta in un'altra brutta gatta da pelare: l'accusa di aver costruito il suo successo rubando meme. A riportare la vicenda è Il Post, che racconta di come l'azienda di marketing nasca da una pagina instagram chiamata FuckJerry. La pagina ha acquisito milioni di follower quasi esclusivamente rubando meme creati da altri, senza riconoscere a nessuno il proprio merito. FuckJerry avrebbe sfruttato il suo successo per costruire un'azienda di alto profilo, iniziando a curare la comunicazione social di numerose star e eventi, tra cui, appunto, quella del Fyre Festival.

Oggi una campagna sui social accusa Jerry Media non solo di questo, ma anche di aver collaborato con il festival finito in disastro nonostante sapesse benissimo della natura truffaldina dell'evento. Vero o falso? Sta di fatto che Jerry Media ha subito un primo duro colpo, la campagna di boicottaggio ha già portato Comedy Central ad annullare un contratto con l'azienda, doveva gestire la comunicazione della sitcom Broad City.

L'accusa dei promotori della campagna: un canale che si occupa di contenuti comici non può collaborare con chi viola la prima regola del settore, "non rubare le battute agli altri".

Ora Jerry Media ha promesso che smetterà di pubblicare meme senza riconoscere i giusti crediti ai loro autori. Una vittoria importante, ma forse la guerra dei meme è solo all'inizio.

FONTE: Il Post
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