La destra americana si sta creando un web alternativo, dice il NY Times

La destra americana si sta creando un web alternativo, dice il NY Times
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I conservatori stanno creando un ecosistema di app alternative per continuare la loro egemonia in un contesto dove Facebook, Twitter e Google sono visti con estrema diffidenza. Il mondo delle app di destra raccontato dal NY Times.

Facebook, Twitter e Google sembrano titani inscalfibili e ogni tentativo di creare alternative alle loro piattaforme non è andato molto bene. Perché usare servizi meno noti e più acerbi di questi se tanto i nostri amici sono tutti sui social principali? Ad esempio perché si è un conservatore americano insofferente verso la Silicon Valley.

Negli ultimi mesi sono nate diverse applicazioni a misura di repubblicano, pensate per essere echo-chamber in grado di isolarsi da chi ha un'opinione diversa ed essere immuni da quella che i repubblicani definiscono la cultura di sinistra dei colossi del tech.

La fucina dietro alla maggior parte di questi progetti è uCampaign, una startup con sede a Washington che ha sviluppato una sorta di social alternativo della National Riffle Association (principale lobby dei possessori di armi da fuoco americani), ma anche le app Great America e quella della campagna per la rielezione di Trump. "Si tratta di creare uno spazio sicuro per le persone che condividono un particolare punto di vista e che pensano che i social tradizionali non siano un posto dove possono divertirsi", ha detto al New York Times Thomas Peters, CEO di uCampaign.

Great America è un app che propone una serie di post a favore del trumpismo, ma anche meme dove gli immigrati irregolari vengono chiamati "futuri elettori democratici", il tutto con un'immagine di un cucciolo a fare da sfondo. Mentre ogni venerdì sull'app c'è la giornata del Fake News Friday, dove gli utenti sono esortati a postare notizie ritenute sbilanciate a sinistra e infondate.

Spesso queste app fanno largo uso del concetto di gamification, premiando e ricompensando gli attivisti quando fanno azioni come condividere un post di Ted Cruz o fare una donazione ai PAC che sostengono Trump. Alcune hanno una score board per mostrare gli utenti più attivi.

Anche i democratici non si stanno facendo sfuggire l'opportunità, anzi, forse ci hanno visto giusto un po' prima: la campagna di Obama è stata considerata come una delle più capaci nell'usare app e social per diffondere con maggiore forza il proprio messaggio. La differenza è che le community di uCampagin sono fatte per restare, e non per esaurirsi dopo le elezioni.

É un fatto interessante, perché significa che laddove la spinta verso le echo-chamber e le social bubble già oggi offerte soprattutto da Facebook non ci andassero più bene, la direzione è quella di chiuderci in comunità sempre più ristrette. Fortini digitali dove far entrare gli amici ed escludere tutti gli altri, ottenendo l'effetto di essere bombardati solo dai post di persone e testate giornalistiche che la pensano come noi. Diversità e pluralità di punti di vista non sono consentiti.

Per Michael Slaby, stratega della comunicazione dietro alla campagna di Barack Obama, potrebbe essere l'inizio di una balcanizzazione del web e delle tecnologie: "Visto il livello di tribalismo dell'attuale cultura politica americana è possibile".

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