La NASA ha pubblicato una mappa digitale di Mercurio

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La NASA ha pubblicato un modello digitale di Mercurio che svelato il suggestivo paesaggio del pianeta, mentre altre mappe forniscono uno sguardo più approfondito al polo nord e rivelano i punti più alti e bassi del pianeta più vicino al sole.

La pubblicazione è stata possibile grazie ai dati della missione Messenger della NASA, che è durata circa quattro anni, fornendo anche delle immagini mozzafiato del pianeta.
La ricchezza di questi dati, ci ha permesso e ci permetterà ancora di effettuare delle scoperte scientifiche su Mercurio per i decenni a venire” afferma Susan Enson, software Engineer presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) e direttrice del MESSENGER Science Operations Center.
Il primo modello combina più di 10.000 immagini acquisite dalla sonda, che ha anche misurato il punto più alto e basso dell'equatore di Mercurio: il più basso si trova sul bacino di Rachmanioff, che sarebbe sede dell'attività vulcanica più recente del pianeta.
Un'altra nuova mappa rilasciata dalla sonda della NASA, ha scoperto che l'attività vulcanica in passato ha sepolto la regione settentrionale sotto la lava fino ad un miglio di profondità.
La NASA ha anche rilasciato la prima mappa globale del pianeta, prodotta dall'X-Ray Spectrometer di Messenger. La mappa XRS fornisce una mappa chimica del pianeta che aiuterà gli scienziati a capire meglio la storia geologica di Mercurio.
A conclusione della sua missione, MESSENGER si è schiantato sul pianeta, ma la piccola navicella continua a vivere.
Durante i suoi quattro anni di osservazioni orbitali, MESSENGER ha rivelato le caratteristiche globali di uno dei nostri pianeti più vicini. Gli scienziati ed ingegneri che hanno lavorato alla missione sperano che i dati continuino ad essere utilizzati dalla comunità scientifica planetaria per gli anni a venire, non solo per studiare la natura del pianeta più interno, ma anche per affrontare questioni più ampie sulla formazione ed evoluzione del sistema solare più interno” ha affermato Sean Solomon, investigatore dell'Osservatorio Lamont-Doherty della Columbia University.

FONTE: Space.com
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