La pirateria informatica fa bene all'industria dell'intrattenimento, dice una ricerca

La pirateria informatica fa bene all'industria dell'intrattenimento, dice una ricerca
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Uno studio dell'Università dell'Indiana intitolato "The Invisibile Hand of Piracy" sostiene che la pirateria informatica possa avere un impatto positivo sul ciclo d'affari dei creatori di prodotti di intrattenimento, e una repressione feroce dei download illegali sarebbe controproducente. Il report cita come esempio il caso Game of Thrones.

Caso "virtuoso" di pirateria, il fenomeno Game of Thrones: re indiscusso di download piratati —addirittura con intere puntate caricate online prima del debutto ufficiale in televisione—, ma allo stesso tempo re degli ascolti e delle vendite legate al merchandising.

La pirateria, dice l'autore della ricerca "The Invisibile Hand of Piracy", diventerebbe, dunque, un competitor invisibile dei colossi dell'entertainment, in questo caso sia la casa produttrice HBO, che i proprietari della rete via cavo, come Comcast. Questa feroce e inossidabile competizione, slealissima visto che i contenuti sono offerti gratuitamente, avrebbe in realtà l'effetto virtuoso di abbassare i costi, o meglio, di evitare che il monopolio di una idea, di un prodotto televisivo o di un album musicale, ad esempio, che virtualmente dovrebbe avere chi ne possiede i diritti, porti a prezzi eccessivamente alti e insostenibili per una buona fetta di consumatori.

Da ciò il riferimento alla mano invisibile di Adam Smith, la teoria, o meglio l'immagine allegorica, ideata dall'economista scozzese del diciottesimo secolo, secondo la quale il mercato si auto-regolerebbe.

La tesi non è tanto quella di suggerire alle aziende di abbassare completamente la guardia diventando pirate friendly, quanto quella di comprendere che policy di lotta dura e senza quartieri al fenomeno dei download illegali potrebbero in realtà danneggiare i loro stessi interessi.

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