La proposta di Renzi: "abolire il canone RAI", ma Calenda frena

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Con la legislatura ormai conclusa, a seguito dello scioglimento delle due camere da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i vari partiti sono già all'opera per preparare le liste da sottoporre ai cittadini in vista delle elezioni del prossimo 4 Marzo.

Nel frattempo, però, arriva un'interessante proposta da parte del Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, e che riguarda da vicino il mondo della tecnologia ed entertainment.

Renzi, infatti, secondo quanto riportato da Repubblica avrebbe definito il canone RAI "una brutta tassa" e per questo, avrebbe annunciato che nel corso della prossima direzione del PD ne proporrà l'abolizione, in quanto "la TV pubblica deve essere un diritto per i cittadini".

Il piano, secondo quanto riportato dai principali quotidiani nazionali in edicola oggi, prevede anche una revisione dei tetti pubblicitari che ad oggi penalizzano la RAI rispetto alle concorrenti private, con cui il divario si fa sempre più ampio.

Ma la domanda che si fanno molti è: come potrebbe diventare sostenibile un progetto di questo tipo?

Renzi ha già in mente un piano, e secondo Il Fatto, "nella fase transitoria, lo Stato dovrà supplire al canone trasferendo tra un miliardo e mezzo e due miliardi all'anno alla RAI, ovvero la stessa cifra che chiedevamo ai cittadini con questa brutta tassa", avrebbe affermato Renzi in una riunione con i fedelissimi.

La seconda parte del progetto prevede che, i mancati introiti generati dal pagamento della tassa, saranno composti dall'aumento degli incassi pubblicitari, attraverso l'eliminazione del tetto che obbliga la società di Viale Mazzini a trasmettere pubblicità per non più del 4% del timing complessivo della programmazione.

Nel frattempo, il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, attraverso Twitter ha frenato: “spero che l’idea di abolire il canone RAI sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia LA proposta del PD per la campagna elettorale come riportato da Repubblica. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro”.

A difesa del segretario arriva Michele Anzaldi, il quale rivolgendosi a Calenda ha affermato, sempre attraverso Twitter che "se tagliamo 1,5 mld spesa pubblica ed eliminiamo canone Rai i cittadini pagano meno, altro che presa in giro: serve processo modernizzazione ed eliminazione sprechi unici in panorama tv con risparmio immediato 500mila euro. Far risparmiare cittadini come con stop Imu”.

L'USIGRAI, ovviamente, è immediatamente andata all'attacco di Renzi: "è puntuale come un orologio svizzero parte la campagna elettorale e arriva l’attacco alla Rai. È un copione che si ripete da anni. Segnaliamo che laddove si è abolito il canone il Servizio Pubblico è stato fortemente ridimensionato. A tutto vantaggio dei privati. Se questo è l’obiettivo basta dichiararlo apertamente. Del resto è curioso che prima si mette il canone in bolletta e poi si propone di abolirlo. Vuol dire non avere idee. E infatti ogni volta che abbiamo chiesto un confronto serio su progetti, riforme, innovazione per rilanciare la Rai servizio pubblico, sono spariti tutti. E infatti: i limiti antitrust non si toccano, il sic non si tocca, il conflitto di interessi non si tocca, ma si attacca la Rai. Già riportata in questi anni ancor di più sotto il controllo del governo, in aperto contrasto con più sentenze della Corte costituzionale”.

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