La Rai prova a scovare gli evasori spiando gli abbonati degli altri

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Cinque milioni di famiglie italiane non hanno mai pagato il canone Rai e, anche se gli abbonati ogni anno aumentano, la percentuale di inadempienti viene rosicchiata solamente di alcuni decimali di punto. Le famiglie abbonate sono passate dai circa 16 milioni del 1999 ai 16 milioni e 300 mila di oggi. In sei anni, dunque, solo il 2-3% dell'evasione totale è stato recuperato. In altre parole: il piatto piange.

I dati presentati ieri da Stanislao Argenti, direttore della sezione amministrazione abbonamenti Rai, alla Commissione di Vigilanza di viale Mazzini rivelano anche un altro elemento consolidato: a tenere in piedi la televisione di Stato sono sempre gli stessi. Quelli che pagano, infatti, lo fanno con una certa regolarità, visto che ogni anno il 90% dei vecchi abbonati versa il canone entro la scadenza del 28 febbraio, un restante 6% lo fa nei mesi successivi mentre il 4% rimane moroso.
Il compito di recuperare questo denaro perduto spetta a soli 120 agenti che, come ha spiegato lo stesso Argenti, si devono occupare di tutto il paese, hanno un contratto Enasarco e vengono pagati a commissione e quindi solo dopo che è stato incassato l'abbonamento mancante. Insomma, il lavoro non è certo allettante e infatti, come conferma Argenti, non è facile trovare persone disposte a farlo.
Gli agenti, però, sono l'unico strumento di lotta all'evasione a disposizione della Rai. Uno strumento spuntato: possono chiedere la verifica del pagamento ma non possono entrare negli appartamenti, riscuotere soldi o elevare contestazioni. In queste condizioni c'è quindi poco da fare.
Anche se teoricamente rimarrebbe la possibilità di una perquisizione della Guardia di Finanza su mandato dell'autorità giudiziaria, una strada, va detto, mai prima d'ora percorsa, non restano allo stato attuale che «gli appelli al senso civico degli italiani».
Al termine della sua sconfortante relazione, il direttore della sezione amministrazione abbonamenti è stato contestato dal leghista Davide Caparini. Il Vicepresidente della Commissione Vigilanza ha chiesto delucidazioni in merito all'uso degli archivi informatici di nominativi, riferendosi in particolare al database di Data Profile, un elenco di 800 mila nomi che comprende numerosi abbonati Sky e che Viale Mazzini avrebbe acquistato. «La Rai - ha risposto Argenti - ha acquistato questo e altri archivi di società, (l'Acea e l'Enel), perchè contengono solo dati di persone che hanno dato la loro liberatoria per l'utilizzo. Con Sky non abbiamo alcun rapporto ma non vedo perchè chi è abbonato a Sky non debba pagare il canone Rai, visto che c'è una legge dello Stato che è fondante. Sicuramente però nei nominativi che ci hanno dato altre società ci saranno nomi di abbonati alla piattaforma satellitare. Non esistono archivi occultati».
Agli agenti, tuttavia, verrebbero forniti solo i nominativi di coloro che pagano il canone «in modo, spiega ancora Argenti, che possano lavorare per esclusione». A questo punto il vicepresidente Giampaolo D'Andrea, che presiendeva la commissione in assenza di Paolo Gentiloni, ha chiesto all'assemblea di riflettere «sul fatto che sia possibile abbonarsi alla piattaforma satellitare Sky senza pagare l'abbonamento alla Rai».
Da tempo immemorabile, in effetti, viale Mazzini chiede che le siano messi a disposizione strumenti più efficaci per la lotta all'evasione del canone. L'obiettivo è arrivare almeno alla segnalazione dei nominativi da parte dei rivenditori. Un meccanismo in vigore in tutta Europa.

Fonte: La Padania

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