La Stazione Spaziale Tiangong-1 è caduta nel Pacifico alle 2:16

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Alla fine si è conclusa con una caduta di alcuni resti nell'Oceano Pacifico la missione della Stazione Spaziale Tiangong-1 della Cina. Come riportato da tutti i principali quotidiani ed organi di stampa del nostro paese, i resti sono caduti alle ore 2:16 nell'Oceano Pacifico.

Fine di ogni preoccupazione quindi per utenti ed appassionati, che potranno trascorrere una felice Pasquetta senza alcun pericolo di essere colpiti dai detriti della Stazione Spaziale Cinese che negli ultimi giorni aveva fatto a lungo parlare di se a causa del ritorno sulla Terra dopo che l'Agenzia Spaziale del paese aveva perso qualsiasi tipo di controllo.

Già nelle ore immediatamente precedenti alla caduta, gli scienziati e ricercatori avevano escluso qualsivoglia tipo di impatto, nonostante la mappa diffusa dalla Protezione Civile parlasse di possibili cadute sulle regioni a sud di Firenze. Con il passare delle ore però le possibilità che Tiangong-1 potesse colpire l'Italia erano minime (la percentuale finale era dello 0,1 per cento, nella serata di ieri).

La stazione è caduta alle 2:16 nell'Oceano Pacifico, dopo 2.375 giorni e 21 ore in orbita. Per il nostro paese era presente una "qualificata e fondamentale partecipazione delle Forze Armate" al tavolo tecnico creato dalla Protezione Civile.

In una nota diffusa, la Difesa sottolinea come "le Forze Armate, oltre alle proprie unità pronte ad intervenire in caso di emergenza, hanno infatti reso disponibili capacità e professionalità uniche nel panorama nazionale. L’assetto primario impiegato è stato il Centro di Comando e Controllo Space Surveillance and Tracking, struttura inter-ministeriale gestita dall’Aeronautica Militare presso la base di Pratica di Mare, che ha avuto il compito di attivare una serie di sensori, ottici e radar, della Difesa per seguire le traiettorie di avvicinamento all’atmosfera terrestre della stazione spaziale e poter stabilire, dall’analisi dei dati rilevati, il possibile punto di impatto con la superficie terrestre con ben 36 ore di anticipo. All’interno del Centro di Comando e Controllo era presente anche personale dell’Agenzia Spaziale Italiana, referente nazionale per i dati forniti da ben 12 agenzie spaziali di altri Paesi, e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che hanno condiviso anche i rilevamenti effettuati dai propri telescopi, capaci di rilevare l'ingresso in atmosfera di oggetti ad altissima velocità".

Inoltre, lo stesso dipartimento sottolinea che le stesse Forze Armate hanno "eso disponibile il Multi Frequency Doppler Radar, sito presso il poligono interforze di Salto di Quirra, in Sardegna, unico assetto radar nazionale in grado di seguire le orbite di oggetti spaziali che sorvolino il nostro Paese, in qualunque condizione meteorologica, di giorno e di notte. In aggiunta, è stato utilizzato anche il Bistatic Radar for LEO Survey (radar bistatico con trasmettitore posizionato sempre presso il poligono interforze di Salto di Quirra e ricevitore, gestito dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, ubicato a Medicina), che ha svolto una funzione di sorveglianza delle orbite allo scopo di individuare il passaggio della Tiangong-1 sopra la nostra penisola".

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