Le emissioni di CO2 stanno danneggiando i fondali oceanici

Le emissioni di CO2 stanno danneggiando i fondali oceanici
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Le azioni dell'Uomo stanno avendo conseguenze sull'equilibrio dell'intero ecosistema, e fin qui, nulla di nuovo rispetto a quanto continuano a denunciare scienziati e ricercatori di tutto il pianeta, ormai da anni. Pare che però nessuno di questi avvisi scuota sinceramente la coscienza dell'uomo.

Nuovi risultati, pubblicati questa settimana della National Academy of Science, ne sono un esempio. In sostanza: La CO2 presente nell'atmosfera terrestre è assorbita tramite la superficie dell'oceano, si fa strada fino alle sue profondità, ed una volta raggiunto il fondale, il carbonato di calcio presente ne favorisce la trasformazione in idrogenocarbonato.

Il meccanismo non è nuovo, anzi: L'intero sistema è in funzione da milioni di anni, ma le emissioni di carbonio causate dall'operato umano lo hanno reso poco efficace. Il problema è che l'anidride carbonica che raggiunge le profondità dell'oceano è troppa, e questo meccanismo naturale non riesce a tenere il passo. In aggiunta, le riserve naturali di carbonato di calcio sul fondale marino stanno svanendo. Ciò significa anche che l'acqua sul fondo (e di conseguenza quella più prossima alla superficie) sta diventando a poco a poco più acida, con tutta una serie di conseguenze negative per le specie marine.

Olivier Sulpis, un dottorato presso la McGill University che ha guidato la ricerca, commenta sulle pagine di Earther i risultati:"L'oceano sta solo facendo il suo lavoro cercando di ripulire il caos, ma lo sta facendo molto lentamente e nel frattempo stiamo emettendo CO2 molto velocemente, molto più velocemente di qualsiasi altro essere di cui abbiamo notizia sin dalla fine dei dinosauri. È un meccanismo efficiente. Il problema è che stiamo mettendo troppa pressione sul meccanismo".

Usando esperimenti di laboratorio, dati raccolti provenienti dalle profondità oceaniche e modelli di circolazione oceanica, Sulpis e i suoi colleghi hanno scoperto la presenza di zone in cui il fondale si sta degradando molto più velocemente rispetto ad altre. Le aree in questione sono presenti nell'Oceano atlantico nord occidentale e meridionale, dove le acque di fondo sono particolarmente "cariche" di anidride carbonica proveniente da attività umane. Al contrario, nel Pacifico, le acque profonde sono più "antiche" e l'umanità non ha ancora lasciato la sua firma, ma la combinazione di correnti oceaniche e aumento delle emissioni finirà nei prossimi anni per contaminare anche queste acque.

Earther Matthew Long, un ricercatore oceanico presso il National Center for Atmospheric Research commenta: "L'umanità ha una influenza su tutto il pianeta".

Il problema con questo meccanismo oceanico è che se non riesce a tenere il passo, produce delle sedimentazioni di CO2. Ciò significa che anche tra milioni di anni, questi strati sedimentati perdureranno e rimarranno li dove sono.
Entrambi gli scienziati mettono in evidenza l'impatto che l'uomo ha sulla natura: "Non c'è un solo posto sulla Terra che non possa risentire della nostra attività", commenta Sulpis. "Non sappiamo molto del fondo marino, ma anche se non ci siamo mai stati, possiamo ancora trovare plastica, CO2, ogni genere di oggetto".

Non sono ancora chiare in quale modo si manifesteranno le conseguenze: E' noto, ad esempio, che gli organismi che costruiscono gusci di carbonato di calcio, come i coralli, sono in difficoltà. Ma per tutte le altre specie marine conosciute, e sopratutto di quelle ignote (la quasi totalità) non è ancora stato determinato quali saranno gli effetti dell'aumento di acidità sulle loro vite.

Recentemente vi abbiamo parlato delle ultime ricerche relative all'innalzamento del livello dei mari, che negli ultimi anni è diventato sempre più veloce: trovate l'articolo al seguente link.

FONTE: gizmodo
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