Trovato un nuovo approccio per sconfiggere la malaria

Trovato un nuovo approccio per sconfiggere la malaria
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Nel 2020 ci sono stati più di 240 milioni di casi di malaria, con oltre 600.000 decessi, per lo più nei paesi dell'Africa, dove i più vulnerabili sono i bambini di età inferiore ai cinque anni. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato obiettivi ambiziosi per eliminare la malaria entro il 2030, anche grazie all'aiuto della matematica.

D'altronde, questi obiettivi di eradicazione della patologia dipendono soprattutto dall'avere trattamenti efficaci: un'impresa ancora difficile dato che il parassita che causa la malaria, il Plasmodium falciparum, sta sviluppando resistenza ai diversi farmaci antimalarici in uso.

Il parassita, che ricordiamo essere diffuso dalla zanzara Anopheles, è in grado di sviluppare una certa resistenza, che sta aumentando pericolosamente, a tutti gli antimalarici attualmente disponibili, compresi i derivati ​​più importanti dell'artemisinina, che sono i più efficaci per il trattamento.

Ad esempio, in Africa, dove si verifica di gran lunga la maggior parte dei casi di malaria e dei decessi, il farmaco antimalarico sulfadossina-pirimetamina (SP) viene utilizzato come trattamento preventivo per neonati, bambini e durante la gravidanza.

Purtroppo, sappiamo che la resistenza si sta diffondendo poiché è possibile tracciare un marker di resistenza nel parassita stesso, una mutazione genetica nel gene diidropteroato sintasi (o pfdhps), che può minare gravemente l'efficacia della SP.

È quindi fondamentale essere in grado di tracciare e prevedere i livelli di resistenza in modo da guidarne l'uso ed indicare alle agenzie sanitarie se un antimalarico alternativo dovrebbe essere utilizzato in determinate regioni.

Ed è qui che entra in gioco l'importanza della nuova ricerca, sviluppata in collaborazione con il WorldWide Antimalarial Resistance Network (WWARN), con sede presso l'Università di Oxford, e finanziata dalla Bill and Melinda Gates Foundation.

Il team di ricercatori internazionali ha infatti creato sofisticati modelli matematici per prevedere in modo affidabile la resistenza genetica alla SP in Africa.

Queste mappe, pubblicate su PLOS Computational Biology, colmano diverse lacune informative e possono essere utilizzate dalle agenzie sanitarie per guidare nuove politiche su dove e quando il farmaco è appropriato da usare, fornendo quindi informazioni utili su dove l'SP può essere impiegato come parte dei trattamenti preventivi.

Questi modelli avranno un impatto diretto sulla salute pubblica. Saranno infatti fondamentali per le organizzazioni sanitarie per dare priorità alle misure di sorveglianza e pianificare gli sforzi di controllo ed eliminazione.

Sarà comunque necessario un monitoraggio continuo perché si prevede che la mutazione pfdhps540E si diffonderà presto, dato l'emergere della resistenza agli antimalarici dell'artemisinina già in Ruanda, Uganda, Eritrea e Ghana.

Questa ricerca sottolinea quindi l'importanza della condivisione dei dati e l'efficacia dell'impiego di modelli predittivi per evidenziare le aree di preoccupazione per la resistenza agli SP che si estendono oltre i confini nazionali.

Rimanendo in tema, qualche tempo fa vi avevamo parlato di una svolta nella cura della malaria, d'altronde la ricerca non smetterà mai di perdere la speranza.

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