Mangereste degli insetti per far bene al pianeta? Forse dovremmo.

Mangereste degli insetti per far bene al pianeta? Forse dovremmo.
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Ormai è risaputo, gli insetti sono una fonte di cibo molto nutriente che può essere prodotta in modo più sostenibile rispetto agli allevamenti convenzionali. Ciò che però è altrettanto palese è che, almeno nelle culture occidentali, mangiare insetti è ritenuto alquanto disgustoso. Ma se fosse per il bene del pianeta?

Pur sussistendo una generale diffidenza, anche in occidente il consumo di insetti è lentamente aumentato negli ultimi anni, man mano che i benefici sono stati comprovati. Sono state inoltre identificate più di 2.000 specie commestibili.

Una domanda quindi sorge spontanea: a fronte di una reale riduzione dell'impronta ambientale legata alla produzione alimentare, saremmo disposti anche noi ad incorporare gli insetti nelle nostre diete?
Dal punto di vista energetico gli insetti sono ricchi di grassi, proteine ​​e sostanze nutritive, variando in quantità a seconda della specie e della fase del ciclo di vita. Il loro contenuto proteico è spesso compreso tra il 40% e il 60%, fornendo inoltre anche tutti gli aminoacidi essenziali necessari per l'alimentazione umana.

I grilli adulti, ad esempio, contengono il 65% di proteine ​​del loro peso, di molto superiore sia al manzo (23%) che al tofu (8%). Come se non bastasse, gli insetti sono anche ricchi di minerali come rame, ferro e magnesio. Non sorprende quindi che, in molte regioni del mondo, siano consumati come pasto fondamentale.

Gli insetti, come grilli e larve, sono inoltre molto più efficienti nel convertire i loro mangimi in energia rispetto al bestiame convenzionale, avendo bisogno di 5-10 volte meno mangime rispetto ai bovini per produrre lo stesso aumento di peso.

Quindi, a parità di valore nutritivo, l'allevamento di insetti utilizza una frazione molto inferiore di terra, energia ed acqua utilizzate normalmente per l'allevamento convenzionale. Una caratteristica non di poco conto se si vuole garantire anche la salvaguardia dell'ambiente in cui viviamo.

Infatti non si può non considerare che per produrre 1 kg di proteine le larve di verme della farina emettono solo 14 kg di CO₂eq, molto meno dei 500 kg di CO₂eq emessi in media durante la produzione di carne bovina. D'altronde, ormai è un dato di fatto che la produzione di carne e latticini rappresenta il 60% delle emissioni alimentari.

Purtroppo non possiamo nascondere le nostre responsabilità. I cambiamenti nella dieta possono infatti alterare radicalmente l'impronta ambientale di noi consumatori.
Per salvare il pianeta da un punto di non ritorno climatico che molti scienziati annunciano sempre più vicino, dobbiamo cambiare le nostre abitudini. Non solo differenziando i nostri rifiuti o mantenendo uno stile di vita ecosostenibile, ma anche scendendo a compromessi nella nostra alimentazione. La salvaguardia dell'ambiente in cui viviamo passa infatti anche dalla tavola.

La dieta mediterranea per noi italiani è "sacra", ma è anche vero che il gradimento e la diffusione di alcuni alimenti possono cambiare nel tempo. Considerate, ad esempio, come nel Regno Unito i pomodori erano considerati velenosi in passato e disdegnati per oltre 200 anni; oppure le aragoste che, negli Stati Uniti, venivano servite ai prigionieri o comunemente usate come fertilizzanti ed esche per la pesca.

Ed i tempi forse stanno cambiando: secondo un recente sondaggio, nonostante solo il 10% degli europei affermi che sarebbe disposto a sostituire la carne con gli insetti, il consumo di "entomi" in occidente potrebbe lentamente normalizzarsi nei prossimi anni.

Ora quindi la domanda la poniamo a voi. Sareste disposti a cambiare, anche a piccoli passi, la vostra dieta tradizionale? Onnivori, vegetariani, vegani... quale sarà secondo voi il nostro futuro alimentare?

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