Ecco a voi l'impronta digitale del nostro cervello: la mappa che definisce chi siamo

Ecco a voi l'impronta digitale del nostro cervello: la mappa che definisce chi siamo
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Le capacità del cervello umano, forniteci da milioni di anni di evoluzione, hanno portato la specie umana a raggiungere traguardi straordinari. Ma cosa distingue il cervello di un individuo da quello di un altro? Un recente studio ha individuato la cosiddetta mappa della rete neurale che rappresenta l’“impronta digitale” del nostro cervello.

Lo studio è stato condotto dal team di ricerca della Scuola Politecnica Federale di Losanna e guidato dal ricercatore Enrico Amico, il quale ha scoperto che ogni essere umano possiede un'impronta digitale del proprio cervello. Questa mappa neurale non è solo unica a seconda del soggetto, ma cambia nel tempo.

"La mia ricerca esamina le reti e le connessioni all'interno del cervello, e in particolare i collegamenti tra le diverse aree, al fine di ottenere maggiori informazioni su come funzionano le cose" dichiara Amico e continuando "Lo facciamo in gran parte utilizzando le scansioni di imaging a risonanza magnetica, che misurano l'attività cerebrale in un determinato periodo di tempo".

I risultati delle scansioni vengono elaborate dai ricercatori, avvalendosi delle tecniche di modellazione della branca della connettomica cerebrale, al fine di generare matrici colorate che indicano l’attività cerebrale del soggetto.

"Tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno sono in questi grafici, comunemente noti come "connettomi cerebrali funzionali". Il connettoma è una mappa della rete neurale. Rivela cosa stavano facendo i soggetti durante la loro risonanza magnetica, se stavano riposando o svolgendo altri compiti. I nostri connettomi cambiano in base all'attività svolta e alle parti del cervello utilizzate" spiega Amico.

La scoperta di queste impronte digitali venne effettuata da un team di neuroscienziati di Yale, ma i ricercatori dello studio odierno hanno voluto spingersi oltre, con l’obiettivo di ottenere le mappe neurali in un tempo più breve.

I risultati degli esperimenti hanno mostrato che per ottenere dati utili ed efficaci siano necessari appena 1 minuto e 40 secondi, mostrando, in definitiva, che è davvero possibile ottenere risultati validi in un brevissimo lasso temporale, senza avere la necessità di effettuare risonanze magnetiche troppo lunghe.

I dati hanno anche mostrato che le impronte digitali che compaiono prima sono quelle relative alle aree sensoriali del cervello, soprattutto in relazione al movimento oculare, alla percezione e all’allerta visiva. In seguito appaiono le regioni della corteccia frontale, associata a funzioni cognitive complesse, che servono a delineare le informazioni uniche di ciascun individuo.

L’obiettivo dello studio è quello di confrontare le impronte digitali cerebrali di soggetti sani con quelle di pazienti affetti dal morbo di Alzheimer. In base ai dati ottenuti le informazioni cerebrali, fornite da aree che rendono unica una persona, potrebbero scomparire con l’avanzare della patologia. Secondo Amico, infatti, "È come se una persona con Alzheimer perdesse la sua identità cerebrale".

Le intuizioni dello studio mostrano un potenziale incredibile nel rilevamento di condizioni neurologiche relative ad autismo, ictus e tossicodipendenza.

E, se siete interessati alle funzioni dell'organo più complesso, ecco come si muove il pensiero nel cervello umano.

Di seguito vi proponiamo l'immagine di un connettoma cerebrale funzionale, generata dal ricercatore Enrico Amico.

FONTE: Phys
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