Il massacro del giorno di san Brizio: uno dei momenti più oscuri nella storia vichinga

Il massacro del giorno di san Brizio: uno dei momenti più oscuri nella storia vichinga
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Era il 13 novembre del 1002, quando, in occasione del giorno di san Brizio, il re inglese Etelredo II d'Inghilterra (968-1016 d.C.), detto anche "lo Sconsigliato", decise di uccidere tutti i vichinghi danesi all'interno del suo regno. Quel tragico evento passò alla storia come il "Massacro del giorno di san Brizio".

Tutto ebbe inizio nel 997 d.C., quando i danesi iniziarono ad invadere i confini del fragile Regno d'Inghilterra. All'epoca, Etelredo era stato incoronato da 19 anni, ma non aveva molto chiaro quanto pericolosa potesse la minaccia vichinga.

Gli invasori iniziarono ad entrare nelle isole britanniche da diversi porti, come quello dell'Hampshire, di Dorset o della Cornovaglia. In questi luoghi poterono trovare rifugio presso le corti normanne, che garantivano loro armi più efficaci, risorse e basi operative dopo poter organizzare le successive incursioni.

La situazione era talmente tesa che fu necessario persino l'intervento del papa nel 991. Quell'anno Giovanni XV cercò di far firmare un accordo di pace ad entrambe le parti nella città di Rouen, per evitare la nascita di un possibile conflitto tra i popoli vichingo-normanni e quelli sassoni.

Tuttavia, il patto non venne rispettato. I danesi, in pochissimo tempo, raccolsero le loro forze in un'incredibile flotta navale e, nello stesso anno, attaccarono le coste dell'Inghilterra sud-orientale, sconfiggendo le truppe sassoni di Etelredo nella Battaglia di Maldon.

Questo evento fu decisivo, perché i vichinghi, da quel momento in poi, ebbero la possibilità di risalire il Tamigi, fino a bussare alle porte della città di Londra. Il sovrano inglese, a quel punto, si vide costretto a tirarsi indietro e firmare un altro accordo, che garantiva agli invasori delle terre e il pagamento di un tributo da 22 mila sterline per porre fine alle ostilità.

Per un po' la situazione sembrò calmarsi e nel Regno d'Inghilterra vichinghi e sassoni non si scontrarono più.

Tuttavia, per una seconda volta, i danesi non rispettarono i patti, attaccando i domini inglesi e proseguendo le incursioni fino al 1001.

I consiglieri inglesi sapevano che quella situazione non poteva andare avanti in quel modo. Per questo, si rivolsero direttamente al sovrano, cercando di manovrarlo verso una decisione drastica, ma efficace.

Sentendo i suoi fidati consiglieri affermare che la volontà vichinga fosse quella di spodestarlo ed ucciderlo, Etelredo ordinò l'omicidio indiscriminato di qualsiasi danese che si trovasse all'interno dei confini del suo regno.

Non è chiaro quanto alto fosse stato il numero dei morti del massacro, né tantomeno se vennero veramente coinvolti tutti i civili. Molti storici sono dell'idea che vennero colpiti solo gli insediamenti di frontiera, dov'era più facile trovare i principali generali mercenari. Fra le vittime vi fu anche Gunhilde, la sorella di Sweyn I di Danimarca - il futuro sovrano d'Inghilterra, che conquisterà Londra nel 1013, e padre di Canuto I d'Inghilterra.

Vi sono diverse interpretazioni accademiche su questo evento: alcuni storici ritengono che questo si possa definire come un crimine politico atto ad una vera e propria pulizia etnica; altri, invece, sostengono che l'entità del massacro sia stata ampliata più del dovuto.

Qualunque sia, però, la percezione di questo episodio, rimase comunque decisivo per i futuri eventi che coinvolsero in prima linea i vichinghi sopravvissuti nel regno d'Inghilterra.

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