Fuoco greco, liquido, marino o appiccicoso: scopriamo la misteriosa arma dei bizantini

Fuoco greco, liquido, marino o appiccicoso: scopriamo la misteriosa arma dei bizantini
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Tutte le informazioni scovate dagli storici sul fuoco greco provengono da manuali militari bizantini e da alcune fonti storiche secondarie del periodo. In questi documenti si legge "fuoco marino", "fuoco romano", "fuoco liquido", "fuoco appiccicoso" o "fuoco artificiale" per riferirsi alla misteriosa sostanza, ma cos'era e come si utilizzava?

Il fuoco greco non era che un'arma incendiaria inventata nell'Impero Bizantino nel VII secolo d.C. Grazie a questo misterioso fuoco i bizantini ricevettero un enorme vantaggio tecnologico durante le battaglie che affrontarono, sia navali che sulla terra.

Si trattava di un fuoco che non poteva essere spento dall'acqua ma che, così come suggeriscono alcune fonti, veniva alimentato dall'acqua! Già dal IX secolo a.C venivano utilizzate armi incendiarie, per crearle venivano utilizzate sostanze come zolfo, petrolio e miscele a base di bitume ma del fuoco greco, il primo che ne parlò, fu Teofane in Confessore.

Teofane attribuì l'invenzione dell'incredibile arma a Callinico di Eliopoli, un chimico del tempo. In quel periodo l'Impero Bizantino era molto indebolito a causa delle guerre contro i Sassanidi di Persia e fu quello il momento in cui il fuoco greco venne utilizzato, durante i due assedi arabi di Costantinopoli. Ma non solo, anche nelle battaglie navali contro i Saraceni, durante le incursioni dei Rus' e anche nell'invasione della Bulgaria da parte di Sviatoslav, Gran Principe di Kiev.

Ma come si usava questo misterioso fuoco? Attraverso un tubo che veniva chiamato siphon, posto a bordo delle navi e sulle macchine d'assedio, il fuoco veniva spinto fuori. Successivamente venne creato quello che potrebbe essere il più antico "antenato" del lanciafiamme, ovvero un sifone portatile.

Nelle fonti storiche troviamo anche testimonianze di vasi riempiti di fuoco, triboli avvolti con stoppa imbevuta di fuoco greco e persino di gru, chiamate gerania, che al tempo servivano per versare il fuoco sulle navi nemiche.

Al contrario di Teofane, i bizantini attribuivano la scoperta all'intervento divino, o almeno così si legge sul libro dell'imperatore Costantino Porfirogenito chiamato "De Aministrando Imperio", dove però non è possibile trovare la "ricetta" del fuoco greco. L'imperatore non voleva rivelare il segreto perché, secondo lui, "il fuoco era stato rivelato da un angelo al grande e santo primo imperatore cristiano Costantino".

L'unica testimonianza sulla composizione del fuoco greco viene dalla principessa bizantina Anna Comnena che scrisse l'"Alessiade". "Questo fuoco è prodotto dal pino e da certi alberi sempreverdi, da questi si raccoglie una resina infiammabile. Questa viene strofinata con lo zolfo e poi viene messa in tubi di canna, venendo soffiata dagli uomini. Quando la sostanza incontra il fuoco sulla punta della cana, prende fuoco e cade come un turbine di fuoco sui volti dei nemici."

Non è chiaro quando l'uso del fuoco greco venne interrotto ma già dalla Quarta crociata in poi di fuoco greco non se ne parlava più. Molti chimici nel corso dei secoli hanno cercato di replicare questa incredibile sostanza ma non hanno ricevuto i risultati sperati, per questo motivo, è ancora un mistero per noi.

Ti piacciono le curiosità storiche? Dai un'occhiata alla storia dell'inquietante invenzione per estorcere confessioni o anche alle incredibili curiosità sulla sfinge.

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