Ecco il motore nucleare che potrebbe portarci su Nettuno in meno di 10 anni

Ecco il motore nucleare che potrebbe portarci su Nettuno in meno di 10 anni
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Il nuovo progetto si basa sul "Direct Fusion Drive" o "trasmissione a fusione diretta": si tratta di un sistema propulsivo basato su un reattore nucleare ancora in fase di progettazione, ma che potrebbe portare l'umanità a esplorare orbite nettuniane in meno di 10 anni di viaggio.

Un team internazionale di ricercatori ha ideato - per ora solo su carta - un propulsore per veicoli spaziali basato sulla fusione e che utilizza il "deuterio" (un isotopo dell'idrogeno) come fonte di carburante. Secondo quanto riportato dal gruppo di ricercatori - composto da scienziati russi, italiani e americani - il propulsore di nuova concezione potrebbe accelerare una navicella fino a 44 km/s (158.400 km/h), permettendo di raggiungere Nettuno in meno di 10 anni, oppure Marte in 15 giorni durante il suo punto di massima vicinanza alla Terra.

Il segreto di questo nuovo progetto è il sistema che gli scienziati chiamano "Direct Fusion Drive" (DFD), un progetto concettuale di motore a fusione in grado di generare contemporaneamente accelerazione per il veicolo ed energia elettrica. Per ora è ancora tutto in fase embrionale, e ci sono ancora molti test da effettuare prima di poter solo testare qualche prototipo, ma i ricercatori sono molto fiduciosi del loro lavoro, e si può leggere la loro ricerca in versione pre-print, conservata sul server arXiv.

Il funzionamento - in linea di massima - è il seguente: il propellente viene innanzitutto ionizzato, quindi viene inserito in una regione con un forte campo magnetico imposto dall'esterno. Il propellente poi scorre velocemente intorno al nucleo del motore, all'interno del quale inizia la reazione di fusione nucleare. Il calore generato riscalda il propellente che, espandendosi, genera una forte spinta controllabile.

I grandi vantaggi dell'utilizzo dell'DFD sono che - quando (e se) sarà realtà - potrà occupare uno spazio relativamente contenuto, potendo essere montato su praticamente qualsiasi navicella interplanetaria. Inoltre, la sua grande produzione di energia elettrica permetterebbe di viaggiare anche ai limiti del Sistema Solare senza la necessità di montare pannelli solari di gargantuesca grandezza.

Non è detto che il progetto veda mai la luce, ma è chiaro che la propulsione basata su reattori e motori a fusione nucleare racchiude molti benefici, quindi è giusto che i ricercatori si impegnino su questo nuovo fronte di ricerca ideando sempre nuove possibilità.

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