Mulan non fu l'unica donna guerriera nella storia della Cina

Mulan non fu l'unica donna guerriera nella storia della Cina
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Dagli scavi archeologici condotti in Mongolia, in un cimitero ritrovato nel sito archeologico di Airagiin Gozgor, sono stati esumati gli scheletri di due donne allenate nelle arti belliche.

Dopo aver usato il metodo del carbonio-14 gli studiosi hanno classificato le ossa come risalenti al periodo Xianbei (142-552 d.C.). La ricercatrice Christine Lee, bioarcheologa presso l'Università della California e membro del team di ricerca sul campo, ha deciso di approfondire il ruolo della donna nella società mongola dell'epoca.

Per far questo, ha analizzato una famosissima opera letteraria risalente a quel periodo: la "Ballata di Mulan". Ella sostiene che l'eroina dell'opera non fosse cinese, bensì mongola. "Nella ballata, Mulan prende il posto del padre nell'esercito cosicché lui non possa combattere; tuttavia, la Cina di quell'epoca non aveva delle circoscrizioni militari. Inoltre, la ballata precisa che Mulan combatteva per il -khan-, un termine usato per riferirsi ai comandanti mongoli".

I risultati degli scavi archeologici condotti da lei e il team hanno avvalorato ancora di più l'ipotesi e hanno permesso di inquadrare meglio la posizione che la donna, sia nobile che povera, aveva nella cultura mongola. Nel sito sono state ritrovate 29 tombe, tutte appartenute a membri dell'antica nobiltà. Hanno notato due elementi ricorrenti in tutte le ossa dei corpi ritrovati:

  • Nelle zone dove risiedevano i tendini vi erano dei segni pronunciati - indice del fatto che i muscoli venissero molto utilizzati. Soprattutto nelle ossa del pollice, sono stati trovati segni che hanno fatto ipotizzare un frequente uso dell'arco
  • Nell'apparato scheletrico della schiena sono stati rintracciati dei traumi, tipico di chi andava frequentemente a cavallo

Le strutture ossee dei 16 corpi maschili ritrovati presentavano entrambe le condizioni; i restanti corpi identificati come femminili ne presentavano solo una - fatta eccezione per due donne, che presentavano sia i segni nelle zone dei tendini sia i traumi nelle ossa della schiena.

Un altro elemento che accomunava tutte le ossa era l'assenza di traumi derivanti da ferite inflitte in guerra. Questo, probabilmente, dimostra come l'élite solo in rarissimi casi interveniva sul campo di battaglia.

Christine Lee è arrivata alla conclusione che a tutte le donne della Mongolia in quell'era veniva insegnato o ad usare l'arco o ad andare a cavallo. Era raro che entrambe le discipline venissero apprese, ma non impossibile. Queste attività venivano svolte principalmente per prepararsi in caso la propria famiglia o la propria regione fosse stata attaccata da popolazioni esterne. Una situazione sicuramente molto simile a quella delle popolazioni slave.

E' interessante osservare come nella società mongola dell'epoca ci fosse una sorta di eguaglianza di genere, mentre nella vicina Cina le donne venivano precluse da ogni attività politica o militare. Non avendo fonti dirette e scritte risalenti a quell'epoca (la scrittura iniziò ad essere utilizzata in Mongolia solo nella seconda metà del XII d.C., sotto il regno di Genghis Khan), bisogna affidarsi alle testimonianze persiane, coreane e cinesi.

Questi testi descrivono i Mongoli come una popolazione molto libera, dove donne e uomini decidevano sulla vita politica e militare. Inoltre, non vi era distinzione di genere fra chi dovesse ereditare terre o titoli familiari. In Cina l'eguaglianza di genere veniva fortemente critica. Nei documenti, infatti, le donne spesso venivano descritte come meretrici e delle terribili mogli. Nell'ottica confuciana mettere in discussione il ruolo sottomesso della donna all'autorità del marito impediva l'affermarsi di quell'armonia tra l'uomo e tutti gli aspetti della vita.

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