Queste mummie ci rivelano i comuni problemi di salute dei nostri antenati

Queste mummie ci rivelano i comuni problemi di salute dei nostri antenati
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Sono state recentemente studiate la dieta e la causa di morte di alcune mummie, provenienti da più parti del mondo, scoprendo che i loro problemi di salute non erano poi tanto diversi dai nostri.

Ben 137 antiche mummie, provenienti da diverse parti del mondo (come per esempio Egitto, Perù e zone dell’Artico), sono state sottoposte ad analisi ed a studi scientifici. Ciò che hanno scoperto è che questi antichi individui, i più “vecchi”, hanno vissuto nel 3100 a.C. e almeno 37 di loro avevano sviluppato delle placche di aterosclerosi. Questa patologia comporta, in breve, la deposizione di placche, appunto, composte da materiale grasso, all’interno delle arterie, provocandone una diminuzione del calibro con tutti i problemi di salute che questo avvenimento comporta.

Sembra, quindi, che questa patologia estremamente moderna colpisse anche i nostri predecessori con una certa incidenza. Sono stati, quindi, analizzati i corpi mummificati di quattro individui appartenenti al popolo degli Inuit, un’etnia che ha vissuto nella zona artica. In base agli indumenti si è potuto risalire al periodo in cui queste persone sono vissute che si aggira intorno al 1500 d.C. Gli individui studiati erano due uomini con età compresa tra i 18 ed i 30 anni e due donne di età compresa tra i 16 ed i 30 anni. Nonostante la dieta ricca di Omega-3 proveniente dai pesci e da una vita estremamente attiva, tre di questi individui avevano delle placche.

Dagli studi non è stato possibile risalire alla causa di morte, se queste placche fossero in qualche modo collegate alla loro prematura dipartita. Nonostante la loro protezione naturale dovuta all’assunzione di Omega-3 dalla dieta si pensa che queste placche possano essersi formate per altri motivi come, per esempio, l’ingente inalazione di fumi quando, all’interno dei loro piccoli e stretti rifugi, accendevano fuochi per riscaldarsi dalle fredde temperature dell’artico.

FONTE: IFLscience
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