Una nuova arma nanotecnologica contro la Fibrosi Cistica

Una nuova arma nanotecnologica contro la Fibrosi Cistica
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Una nuova tecnica nanotecnologica, sviluppata dalla University of South Australia, potrebbe cambiare la vita di migliaia di persone che convivono con la fibrosi cistica (FC), migliorando l'efficiacia della tobramicina (farmaco d'elezione per il trattamento della patologia) aumentandone l'effetto fino a 100 mila volte.

La Fibrosi Cistica colpisce un bambino su 2500, per colpa di un gene alterato, il CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator) che regola la produzione di muco eccessivamente denso causando gravi danni ai polmoni, alle vie aeree ed all'apparato digerente ostruendo il pancreas ed impedendo che gli enzimi prodotti raggiungano l'intestino, riducendo così l'assorbimento dei nutrienti dal cibo.

La malattia, nello stadio avanzato, fa sì che la iperproduzione di muco ostruisca le vie aeree favorendo lo sviluppo di germi e batteri, come lo Pseudomonas, portando così ad infezioni ricorrenti che, limitando la capacità di respirazione, causano prima dispnea ed infine insufficienza polmonare, la prima causa di morte per gli affetti da FC.

La tobramicina è il farmaco d'elezione per trattare queste infezioni, ma col passare del tempo e l'aumento dell'antibiotico-resistenza da parte dei batteri, è sempre più difficile contrastarle in modo significativo, obbligando, il più delle volte, i pazienti ad essere sottoposti ad una terapia antibiotica mensile per tutto il resto della vita.

La nuova tecnologia utilizza un materiale biomimetico nanostrutturato per aumentare l'efficacia del farmaco, prescritto per il trattamento delle infezioni polmonari croniche da Pseudomonas aeruginosa, nei casi gravi di fibrosi cistica, eradicando l'infezione in appena due dosi.

La ricerca dell' UniSA ha avuto ottimi risultati, riuscendo a trattare con successo le infezioni polmonari avanzate, da colture cellulari umane, utilizzando la tobramicina-nanopotenziata ed eradicando in poche dosi infezioni gravi e persistenti. I ricercatori hanno anche migliorato il farmaco con un materiale biometrico, nanostrutturato, a base di nanoparticelle di cristalli liquidi lipidici (LCNP), rendendolo capace di penetrare nella densa superficie batterica e sopprimere l'infezione.

Questa tecnica potrebbe essere un vero punto di svolta per tutti coloro che ogni giorno lottano contro la Fibrosi Cistica.

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