Nuovo studio conferma: la luce blu dei display non danneggia la vista

Nuovo studio conferma: la luce blu dei display non danneggia la vista
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Cade un mito che negli ultimi anni aveva accompagnato il mondo della tecnologia. L'American Academy of Ophtalmology, una onlus americana che rappresenta gli oftamologi, ha categoricamente smentito uno studio pubblicato su Scientific Report secondo cui la luce blu dei dispositivi digitali potrebbe arrecare gravi danni alla vista.

Ma facciamo un passo indietro di qualche mese e veniamo allo studio di Scientific Reports, in cui l'Università di Toledo sosteneva che la continua esposizione ai raggi ultravioletti blu degli schermi potrebbe causare la morte di alcune componenti cellulari della retina, con conseguente danneggiamento alla vista. Nel rapporto si citavano alcuni esperimenti effettuati in ambito animale, i quali avevano mostrato un aumento del rischio di degenerazione maculare, una patologia diffusa tra gli anziani e che potrebbe portare anche alla perdita della vista.

A seguito di un'attenta rilettura dello studio, gli oftamologi pur riconoscendo la validità ed autorevolezza dello studio, hanno voluto esprimere la loro opinione.

In particolare, l'AAO si è soffermata sui toni allarmistici citati dai ricercatori. Secondo gli stessi infatti lo studio non può essere preso come riferimento per ciò che avviene nell'occhio umano. Le cellule oggetto del test infatti non sono in alcun modo state prelevate dalla retina o dall'occhio, tanto meno sono state sposte alla luce del sole, ma ad una luce di laboratorio.

Ecco perchè secondo gli stessi sarebbe quanto meno errato sostenere che la luce degli schermi faccia male agli esseri umani. Ma non è tutto, perchè gli oftamologi a chiare lettere si dicono certo del fatto che le luci blu dei display di smartphone, tablet e PC non arrecano alcun tipo di danno alla vista.

Dello stesso avviso anche Paolo Vinciguerra, responsabile dell'Unità Operativa di Oculistica dell'Humanitas, che parlando con Repubblica ha sottolineato come "l'illuminazione nella banda del blu proveniente da questi apparecchi serve a rendere più visibili e nitide le immagini e il testo, che altrimenti apparirebbero in una luce meno contrastata e di più difficile lettura (di colore giallo), nonché meno gradevole alla vista”. Secondo Vinciguerra "l'unica eventuale controindicazione riguarda il rischio che se si utilizzano questi dispositivi prima di andare a letto, il ritmo sonno-veglia, che è regolato dal colore della luce naturale, possa subire un'alterazione e il passaggio dalla veglia al sonno diventi più difficile”.

Vinciguerra però sottolinea come anche quest'ultimo fenomeno sia ormai stato debellato dalle grosse società che nei propri software hanno incluso il così detto Night Shift, che consente di impostare toni più caldi nelle ore serali proprio per contrastare il ritmo circadiano che regola il sonno.

A far male secondo lo studioso non è tanto il computer, quanto la concentrazione prolungata ad esso associata. Gli oculisti hanno a più riprese sottolineato che il principale rischio generato dai computer è dato dal fatto che stando per molto tempo al PC si ammicca di meno, facendo diventare l'occhio troppo asciutto con conseguente irritazione. A tal proposito vengono consigliate lacrime artificiali (soprattutto per coloro che portano lenti a contatto) ed appositi colliri per alleggerire la messa a fuoco.

FONTE: Repubblica
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