Il nuovo trattamento per il morbo di Alzheimer che disintegra i grumi nel cervello

Il nuovo trattamento per il morbo di Alzheimer che disintegra i grumi nel cervello
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La proteina peptide forma grumi nel cervello che causano la perdita di memoria, e la malattia di Alzheimer. In un recente studio un gruppo di scienziati svedesi ha descritto un possibilissimo nuovo trattamento per degradare questi grumi di proteine.

Nell'Alzheimer, a cui anche Bill Gates vuole trovare una cura, il processo di formazione dei grumi viene chiamato "aggregazione" e i grumi, appunto, "aggregati". Si sperimenta ad oggi principalmente un tentativo per legarsi a questi aggregati di proteine, alcuni dei quali sono davvero molto piccoli e rendono più difficile il procedimento. Secondo gli esperti sarebbero proprio quelli più piccoli ad essere tossici per il cervello.

Infatti in passato si credeva che i grandi aggregati fossero la parte più nociva e pericolosa della malattia ma oggi la maggior parte dei medici e degli specialisti è d'accordo sulla loro poca efficacia, in quanto grandi e immobili. Al contrario, quelli piccoli sono difficili da individuare con gli attuali metodi.

L'esperimento condotto dai ricercatori della Uppsala University sui topi ha dimostrato che esiste un modo per disintegrare questi grumi prima che si possano aggregare del tutto, in questo modo si ridurrebbe ogni tipo di massa. Come? Grazie al peptide somatostatina.

In passato hanno cercato di utilizzare queste proteine come farmaci ma sono stati bloccati dalla sua pochissima durata - giusto qualche minuto - e dal fatto che non riusciva a superare la barriera emato-encefalica, la quale agisce effettivamente come protettrice del tessuto celebrale dagli elementi nocivi presenti nel sangue.

"Proprio perché non eravamo in grado di utilizzare la somatostatina come trattamento abbiamo deciso di fonderla con una proteina di trasporto del cervello che le consente l'accesso. Questo si è dimostrato estremamente efficace visto che oltre a superare la barriera, la somatostatina è rimasta nel cervello per diversi giorni." Ha spiegato Fadi Rofo, un dottorando del dipartimento di Bioscienze Farmaceutiche dell'Uppsala University, nonché autore dello studio sulla cura dell'Alzheimer, il cui vaccino sarà presto destinato alla sperimentazione umana.

La somatostatina agisce soprattutto sull'ippocampo, la zona del cervello che forma i ricordi e che viene colpita per prima dal morbo di Alzheimer. "Il fatto che agisca più evidentemente sull'ippocampo è un'ottima notizia, speriamo di poter agire in modo mirato e che non abbia effetti collaterali." Ha confermato Greta Hultqvist, la ricercatrice che ha guidato il gruppo lo studio.

Esistono diversi modi per prevenire la malattia di Alzheimer ma dobbiamo sperare in una veloce sperimentazione umana in modo da utilizzare il trattamento per salvare quante più vite possibili!

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