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Abbiamo appreso quanto e perchè vengono utilizzate le schede video nel mining di criptovalute. Qualcuno però ha deciso di fare chiarezza sugli effetti a medio/lungo termine di questa pratica sulla nostra GPU e sulle prestazioni future.

I ragazzi di Testing Games hanno deciso di mettere alla prova una NVIDIA GeForce RTX 2080 Ti prima e dopo 18 mesi di mining di criptovalute. Chiariamo in ogni caso che la pratica del mining non è necessariamente correlata a un utilizzo maggiore della GPU rispetto al gaming intensivo. La vera differenza fra le due pratiche sta nelle tempistiche di utilizzo nello stesso arco di tempo, dal momento che il mining prevede un utilizzo di 24 ore al giorno tutti i giorni.

Basandoci esclusivamente sul video, possiamo notare come la RTX 2080 Ti nuova sia decisamente più "fredda" e quindi più performante, riuscendo a raggiungere frequenze e percentuali di utilizzo maggiori. Il risultato si attesta comunque su una media di 3-5 FPS in più per ogni gioco testato.

Come spiegato anche dai colleghi di NotebookCheck, il risultato mostrato è da prendere con le pinze per una serie di fattori. Prima di tutto non viene chiarito se è mai stata fatta manutenzione e dopo 18 mesi di lavoro continuativo sarebbe opportuno cambiare la pasta termoconduttiva. Inoltre, non vengono mostrati benchmark dopo 18 mesi di utilizzo in gaming intensivo, ma solo out-of-the-box, rendendo di fatto il paragone poco attendibile.

Benchè il video non rappresenti una cartina al tornasole delle reali conseguenze del mining sulla nostra scheda video, trova la sua utilità nell'aprirci gli occhi su eventuali acquisti di merce di seconda mano, dalla provenienza non accertata. Oltretutto, in un momento in cui i prezzi delle schede grafiche sono quasi al raddoppio rispetto ai prezzi di listino, in attesa delle preannunciate schede NVIDIA CMP dedicate al mining.

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