Gli oggetti hanno una coscienza? Ecco la teoria che "vivifica" l'universo

Gli oggetti hanno una coscienza? Ecco la teoria che 'vivifica' l'universo
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Definire cosa sia la coscienza è un tema complesso e quasi inesplicabile. Dalla filosofia alla scienza, molte discipline si sono impegnate nel provare a sviscerare e spiegare questo controverso aspetto della percezione, trovandosi spesso in disaccordo. Ma un’insolita dottrina sta affascinando la comunità scientifica.

Tutto parte da un articolo, pubblicato su Neuroscience and Biobehavioral Reviews e ad opera del dr Martin Picard e del Dr. Carmen Sandi, il quale ipotizza che i mitocondri, ovvero le strutture cellulari che producono energia chimica per la cellula stessa, abbiano una vita propria. "Allo stesso modo degli individui nella rete sociale, i mitocondri comunicano tra loro e con il nucleo cellulare, mostrano formazione di gruppi e interdipendenza, sincronizzano i loro comportamenti e si specializzano funzionalmente per svolgere funzioni specifiche all'interno dell'organismo. I mitocondri sono organelli sociali" affermano Picard e Sandi.

Questa ipotesi, così insolita e pittoresca, potrebbe essere spiegata avvalendosi proprio del panpsichismo, dottrina fondata sulla possibilità che in ogni cosa potrebbe esserci un certo livello di coscienza.

Ciò risulta affascinante perché, ad oggi, la scienza non è in grado di spiegare cosa ci renda consapevoli di noi stessi e cosa sia esattamente la coscienza. Non esistono teorie e principi attraverso i quali analizzare lo stato di consapevolezza dell'individuo sulla vita e sull’esistenza. Nulla può sancire empiricamente cosa rappresenti l’ "essere". Non esiste un approccio quantitativo nei confronti di emozioni e sensazioni, se non quando si tenta di spiegarle con la semplice azione degli ormoni.

È proprio a questa ambiguità e impossibilità di analisi che il panpsichismo prova a fornire una soluzione, affermando che la coscienza sia una parte integrante dei principi che governano l’universo. Il panpsichismo, infatti, attribuisce una forma di consapevolezza anche alle particelle infinitesimali che, a volte, sarebbero capaci di aggregarsi in strutture più complesse come il cervello umano. Gli oggetti inanimati, invece, risulterebbero agglomerati di particelle che mantengono una forma di “coscienza indipendente”.

Addirittura la concezione della morte sarebbe stravolta da questa dottrina, in quanto avvallerebbe la possibilità che una parte della nostra essenza continui a vivere in un qualche tipo di forma. In netta contrapposizione alla visione odierna, secondo cui ciò che definisce la nostra identità sono unicamente l’esperienza e i ricordi, stipati nel nostro cervello, e con la morte tutto ciò sarebbe destinato a dissolversi nel nulla.

Fino a quando, però, non sarà possibile attuare un processo di analisi empirico, il panpsichismo rimane solo un concetto affascinante che, tentando di creare un ponte tra il discorso filosofico e l'indagine scientifica, potrebbe aiutarci, un giorno, a definire l’esistenza stessa e il prisma di percezioni che investe la materia universale. Magari con l'aiuto di alcune delle più importanti scoperte scientifiche degli ultimi anni.

FONTE: Salon
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