I passaggi di potere nella democrazia statunitense sono sempre stati pacifici?

I passaggi di potere nella democrazia statunitense sono sempre stati pacifici?
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Riguardo le presidenziali americane, continua a rimanere aperta la questione del passaggio di potere che, in questo 2020, si sta presentando più complessa del solito. In particolare, ciò che sta venendo a mancare è il famoso incontro tra l'ex-presidente e il neo-eletto - una prassi mai venuta a mancare nella storia della democrazia americana.

Il gesto dell'incontrarsi e stringersi la mano potrebbe sembrare banale e non necessario, ma a livello di percezione dice molto più di quello che potremmo immaginare. E questo il tanto discusso Washington lo sapeva bene.

Alla fine del suo secondo mandato e con la vittoria di John Adams, nel 1797, il primo presidente degli Stati Uniti "venne da me per congratularsi e sperando che la mia amministrazione potesse avere successo e onorare il nostro Stato" scrisse Adams in una lettera a sua moglie Abigail.

Da quel momento in poi, anche se non sancita da nessuna legge, la convenzione volle che ci fosse in presenza il cosiddetto "passaggio della staffetta" e che fosse il più diplomatico possibile. Quello tra Biden e Trump, però, non è il primo caso in cui questa prassi sia stata posticipata o sminuita.

Durante le elezioni presidenziali del 1828, tra il sesto presidente degli Stati Uniti, John Quincy Adams, e il democratico Andrew Jackson, la moglie del nuovo candidato aveva avuto forti dolori al petto per tutta la campagna elettorale e morì nel dicembre dello stesso anno.

Jackson sostenne apertamente che la donna che aveva amato fosse stata uccisa dalle calunnie portate avanti dal partito repubblicano. Indirettamente, stava accusando Adams di essere un assassino.

Il presidente uscente decise di non avere un colloquio col rivale e, in seguito alle sommosse nate a Washington, si vide costretto a lasciare la Casa Bianca di fretta e in furia perché occupata dalla folla che festeggiava la vittoria di Jackson.

Un altro episodio, dove il presidente in uscita e quello in entrata non si incontrarono, accadde dopo l'esito delle elezioni presidenziali del 1952.

Questo evento, in particolare, scioccò l'opinione pubblica perché era risaputo che Harry Truman e Dwight Eisenhower, il neo-eletto, avevano collaborato sia negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale sia quando la NATO venne istituita.

Ciò che portò il rapporto a spezzarsi fu la radicale politica di propaganda anti-comunista portata avanti da Eisenhower durante la campagna elettorale. Truman ne rimase disgustato e lo fece presente più volte.

Durante l'Inauguration Day, Eisenhower si rifiutò di entrare nella Casa Bianca e aspettò nella sua macchina l'uscita di scena di quello che una volta era il suo alleato politico.

Una situazione completamente opposta accadde nel tanto discusso 1968, quando Richard Nixon venne eletto come nuovo presidente degli Stati Uniti.

Forte nell'opinione politica, all'epoca, era il tema della guerra in Vietnam. Johnson, il presidente che fino a quell'anno aveva avuto la carica, aveva provato a cercare una via diplomatica con il governo del Vietnam del Sud per porre fine al conflitto.

Tuttavia, cominciarono ad innalzarsi delle voci che vedevano Nixon coinvolto in negoziazioni segrete per far proseguire la guerra.

Nonostante le pressioni della sua stessa amministrazione, il presidente negò lo scandalo nato contro il nuovo candidato (anche se poi le prove emersero negli anni successivi) e decise di accoglierlo alla Casa Bianca.

Tra i passaggi di potere più pacifici, però, risalta quello del 1992. In questo caso, Bill Clinton andò a sostituire George H.W. Bush (il padre di George W. Bush). In un lettera, il presidente uscente cercò di confortare il suo sostituto e supportarlo nella sua ascesa al potere. Nelle note finali scrisse:" Il tuo successo adesso è una vittoria per il nostro paese. Avrai tutto il mio più caloroso supporto".

FONTE: History
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