Ricercatori trovano un buco nero con due dischi di accrescimento, anziché solo uno

Ricercatori trovano un buco nero con due dischi di accrescimento, anziché solo uno
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Quando si parla di Universo i misteri e le domande ancora senza risposta sono all'ordine del giorno. Tra i tanti interrogativi, un nuovo studio cerca di rispondere al seguente: in che modo alcuni buchi neri sono diventati supermassicci?

Per dare una soluzione dei ricercatori hanno osservato il cuore pulsante di Messier 77, o NGC 1068, che si trova a circa 47 milioni di anni luce di distanza. Si tratta di una galassia di Seyfert, dove al centro si trova un nucleo galattico attivo (un buco nero che divora continuamente materia da un disco di materiale).

Dalle osservazioni condotte usando l'Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), il team di ricercatori ha scoperto che questo disco si muove in un modo che permette al buco nero di nutrirsi più velocemente del normale. È forse questa la causa della sua grandezza.

In realtà non c'è un solo disco, ma due. Nello strato più interno della circonferenza polverosa c'è un "piccolo" anello che gira nella direzione opposta di quello più grande. "I flussi di gas controrotanti sono instabili, il che significa che le nuvole cadono nel buco nero più velocemente", ha dichiarato Violette Impellizzeri del National Radio Astronomy Observatory (NRAO).

Il buco nero supermassiccio in questione, chiamato M77*, è circa 15 milioni di volte la massa del Sole, e il suo orizzonte degli eventi si estende oltre gli 88 milioni di chilometri. Secondo l'osservazione del team, il disco interno che vortica attorno al mostro galattico inizia a circa 2 anni luce dal buco nero e si estende a circa 4 anni luce. Mentre quello più grande inizia dai 4 fino ai 22 anni luce.

"Qualcosa deve aver disturbato il flusso, perché è impossibile che una parte del disco inizi a ruotare all'opposto da sola", dichiara Impellizzeri. "Ciò che rende notevole questo risultato è che lo vediamo su una scala molto più piccola, decine di anni luce anziché chilometri", afferma l'astronomo Jack Gallimore della Bucknell University.

Il fenomeno non continuerà per sempre. Tra alcune centinaia di migliaia di anni i flussi rotanti di gas si scontreranno e l'impatto causerà un evento estremamente luminoso. "Sfortunatamente, non saremo lì per assistere ai fuochi d'artificio", conclude Gallimore.

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