Perché gli esperimenti si fanno sempre sui topi? Ecco i motivi

Perché gli esperimenti si fanno sempre sui topi? Ecco i motivi
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Secondo Grimm, il 95% della ricerca sugli animali statunitense è condotta sui roditori; nell’Unione europea, invece, la percentuale cala al 79%. Tuttavia, non abbiamo abbastanza dati per dire con certezza quanti ratti o topi vengono utilizzati negli studi.

Mentre il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) tiene traccia di molte specie utilizzate per i test - uccelli, cani, gatti e conigli – nessun ente americano tiene un elenco completo di tutti i topi o ratti utilizzati nella ricerca. Nel 1965 il numero di citazioni accademiche che coinvolgono questi roditori è quadruplicato, mentre la maggior parte degli altri soggetti (cani, gatti, cavie, conigli) sono stati studiati a un ritmo abbastanza costante. Ma perché gli esperimenti vengono condotti proprio su questi mammiferi?

Alcuni dei motivi sono pratici: sono piccoli, sono facili da allevare e costano poco. Quando si eseguono test su molti argomenti potrebbe essere utile studiare più di una generazione alla volta e farlo con dei cani sarebbe più problematico. Oltre a ciò, sono mammiferi, quindi condividiamo una serie di caratteristiche con quest’ultimi. È da annoverare anche la loro capacità di non ereditare effetti negativi dall’allevamento tra fratelli e sorelle, creando corredi genetici quasi identici. A proposito di informazioni genetiche, queste possono esser alterate molto facilmente nei topi e nei ratti.

Gli altri motivi sono “abitudinari”: sono state condotte così tante ricerche sui topi che una grandissima porzione di sviluppo scientifico e farmacologico si basa proprio sullo studio di quest’ultimi. Ergo, se un nuovo progetto vuole confutare o aggiornare le tesi di quello precedente, questo si baserà ancora una volta su questi roditori, per avere risultati più precisi.

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