Perchè gli Etruschi esaminavano le viscere animali?

Perchè gli Etruschi esaminavano le viscere animali?
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Uno degli elementi sicuramente più affascinanti della cultura etrusca è la religione. I Tirreni (nome con cui i Greci chiamavano gli Etruschi) avevano un proprio pantheon, costituito per lo più da divinità desunte da altre culture, ma affiancate anche da qualche divinità indigena.

Queste entità non guardavano semplicemente gli etruschi dall'alto (come gli dei dell’Olimpo greco) ma ognuna doveva avere un proprio posto, uno spazio specifico nel cosmo. La volta celeste era attraversata da due rette perpendicolari: Cardo (Nord-Sud) e Decumano (Est-Ovest). Queste due rette dividevano la volta celeste in quattro principali quadranti, suddivisi poi ancora in 16 settori, ognuno dedicato ad una divinità diversa che poteva essere più o meno favorevole.
Questa dottrina teologica è ben esemplificata nel Fegato di Piacenza, uno strumento divinatorio rinvenuto casualmente nel 1877, diviso proprio in sedici caselle (comprese in quattro regioni) in ognuna delle quali si trovano incisi i nomi propri delle divinità.

Il fegato veniva utilizzato durante l'aruspicina, cioè la tecnica della divinazione per mezzo delle viscere di animale, proprio come modello della ripartizione cosmica. L'aruspice, quindi il sacerdote, sacrificava per poi poterne esaminare le viscere. Si prediligeva il fegato ma venivano utilizzati anche milza, cuore e polmoni. Quest'analisi degli organi era utilizzata per trovare risposte a precisi interrogativi che venivano rivolti alle divinità e per prevedere quindi il futuro.

Venivano esaminati il colore, le dimensioni, la consistenza nel complesso e nelle singole parti dell'organo. Nel caso del fegato, veniva presa in considerazione il cosiddetto caso caput iocineris, ovvero il lobo piramidale e la visica fellea, ovvero la cistifellea. L'aruspice doveva prendere in considerazione le anomalie delle singole parti, e utilizzando come modello il Fegato di Piacenza, attribuirle alle differenti divinità.

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