Ecco perché non si dovrebbero uccidere (quasi) mai i ragni di casa nostra

Ecco perché non si dovrebbero uccidere (quasi) mai i ragni di casa nostra
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"Ragno guadagno" recita un detto. Tuttavia, molte persone hanno paura di questi aracnidi e, molte volte, quando ne vedono uno in casa danno - letteralmente - di matto. Ucciderli è l'opzione migliore che abbiano a nostra disposizione? Assolutamente no. I ragni, infatti, sono splendidi coinquilini, secondo l'esperta Jo-Anne Sewlal.

Partiamo dal presupposto che pochissime delle 40.000 specie conosciute sono in grado di danneggiare gli umani. In genere, infatti, queste creaturine non vogliono avere nulla a che fare con le persone. L'entomologo della North Carolina State University, Matt Bertone, ha condotto uno studio su 50 case della Carolina del Nord per vedere quanti artropodi vivevano sotto questi tetti. La scoperta potrebbe non far dormire la notte qualcuno di voi: ogni casa visitata ospitava ragni.

Si tratta di un fatto estremamente normale. I ragni, infatti, sono membri tipici dell'ecosistema casalingo e possono fare molto bene ai nostri spazi abitativi. In generale, queste creature non danno fastidio: stanno in luoghi bui in attesa di prede, catturano e mangiano parassiti fastidiosi, come scarafaggi e persino insetti portatori di malattie come zanzare e mosche. Inoltre, il comune ragno casalingo (chiamato ragno delle cantine) uccide le velenosissime vedove nere.

Sterminando gli aracnidi di casa nostra, si lascia più spazio per l'invasione di altri parassiti. C'è, tuttavia, un'eccezione: l'esperto di ragni Christopher Buddle della McGill University ha affermato al National Geographic che i ragni "non regionali" dovrebbero essere abbattuti. "Anche se mi dispiace dire questo [come aracnologo], il miglior modo di agire è probabilmente quello di ucciderlo". Poiché questo ragno non è originario della regione, rilasciarlo all'esterno potrebbe causare danni alla vita animale e vegetale.

Insomma, esistono molti più pro che contro nel convivere con queste creature.

FONTE: curiosity
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