Ecco perché lo scioglimento dei ghiacciai coinvolge anche l'archeologia

Ecco perché lo scioglimento dei ghiacciai coinvolge anche l'archeologia
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Gli scavi eseguiti negli ultimi anni nelle Alpi hanno portato alla luce reperti e materiali preistorici, dal Mesolitico all'Età del Ferro, e hanno permesso a molti studiosi di approfondire la vita di alcune civiltà montane. Tuttavia, sembra che i segreti celati tra i ghiacciai abbiano vita breve.

Un ramo dell'archeologia che si occupa della ricerca e lo studio di reperti trovati nei ghiacciai più antichi nella storia del nostro pianeta si chiama: archeologia dei ghiacciai. "Stiamo facendo della scoperte affascinanti che aprono mille orizzonti in un aspetto dell'archeologia che spesso escludiamo" ha affermato Marcel Cornelissen, ricercatrice che ha condotto gli scavi nel sito archeologico di Brunifirm, un ghiacciaio che si trova nel cantone dell'Uri, nella Svizzera orientale.

Le scoperte di questo nuovo ramo dell'archeologia hanno rovesciato la credenza, affermatesi soprattutto negli anni '90 del Novecento, che gli uomini preistorici non raggiungevano le vette più alte delle montagne perché intimoriti da esse.

La ricerca condotta da Cornelissen ha fatto chiarezza su alcuni aspetti della vita di queste persone che vissero durante una delle possibili ere glaciali. Per esempio, è probabile che molti uomini scalavano le montagne per raggiungere villaggi vicini, o per cacciare animali o per cercare materiali per creare le loro rudimentali armi.

E' sorprendente il fatto che i ghiacciai siano riusciti a preservare anche sostanze organiche che, in altre condizioni, non sarebbero sopravvissute fino ad oggi: scarpe, pelli, legno, tessuti - tutti risalenti a circa 4,500 anni fa. In un recente scavo sono state trovate persino delle fibre di corteccia, usate probabilmente per costruire cestini, risalenti a 6.000 anni fa.

Il problema di tutti questi materiali è uno: non sopravvivono nel momento in cui il ghiaccio si scoglie. Essi si disintegrano immediatamente, senza lasciare nemmeno una traccia. E' proprio qui che subentra il problema dello scioglimento dei ghiacciai. Più sarà veloce questo fenomeno, più sarà impossibile per i ricercatori trovare dati sufficienti per poter studiare meglio le civiltà, la flora e la fauna sviluppatesi nelle ere preistoriche sulle più alte montagne d'Europa, o del mondo.

Spesso gli archeologi si vedono costretti a far affidamento persino sulle scoperte delle persone normali. Non è raro che gli escursionisti trovino degli oggetti. In questi casi dipende molto dalla sapienza dei singoli individui. Un caso particolare avvenne nel 1999, quando due italiani trovarono una statuetta in legno nel ghiacciaio dell'Arolla e lo presero con sé. Solo dopo 19 anni, questa finì nelle mani di un archeologo, Pierre Yves Nicod, che lo datò e lo restaurò al fine di preservarlo. Si scoprì che quel reperto risaliva a 2,000 anni fa - un artefatto celtico dell'età del Ferro.

"Chissà quanti altri oggetti sono stati trovati tra le Alpi e sono stati appesi nelle pareti dei salotti. E' nostro dovere sensibilizzare la popolazione, perché stiamo vivendo una vera e propria emergenza archeologica" ha affermato Nicod.

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