Perché viene il singhiozzo? Scopriamo l'origine di questo fastidioso fenomeno

Perché viene il singhiozzo? Scopriamo l'origine di questo fastidioso fenomeno
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Il singhiozzo, all’anagrafe singulto parossistico antiperistaltico, è la contrazione involontaria e spasmodica del diaframma, con relativa chiusura della glottide e produzione del caratteristico “hic”. Tutti abbiamo sperimentato questo seccante fenomeno, ideando i rimedi più bizzarri per farlo sparire. Ma perché viene il singhiozzo? A cosa serve?

La risposta a questa domanda non è del tutto chiara alla scienza, ma un’ipotesi interessante ha provato a risolvere il dilemma. Secondo Peter Kahrilas, gastroenterologo ed epatologo presso la Northwestern University di Chicago, il singhiozzo sembra essere un fenomeno associato all’apprendimento della respirazione nel feto, prima della nascita. In seguito, una volta adulti, permane come residuo dell’imprinting respiratorio, divenendo praticamente inutile.

Il singhiozzo non è altro che un riflesso involontario, al pari dello spasmo dovuto al colpo del martelletto sul ginocchio, e sopraggiunge per l’irritazione del nervo frenico, in seguito a stimolazioni dell’esofago e dello stomaco. Il tronco encefalico trasmette segnali nervosi al diaframma e alla muscolatura adibita alla respirazione, provocando la contrazione involontaria e la chiusura intermittente della glottide, producendo il canonico suono “hic”. A proposito, recentemente è stata ideata una cannuccia per far passare il singhiozzo.

Secondo Kahrilas, il singhiozzo non ha funzione respiratoria, poiché chiude le vie aeree senza proteggere le stesse o la gola, a differenza del riflesso del vomito che previene dal soffocamento. "Non ha alcuna funzione" afferma lo scienziato.

Se consideriamo la vita prenatale uterina, però, il discorso potrebbe essere differente. Sappiamo bene che il feto riceve ossigeno dalla placenta materna. Una volta all’esterno, l’approvvigionamento di ossigeno del piccolo dipende dalla capacità respiratoria, dunque, risulta necessario avere un apparato respiratorio ben allenato.

È proprio qui che l’ipotesi di Kahrilas si innesta. Egli suggerisce che vada ricercata nella vita uterina l’origine del singhiozzo come forma di approccio ed allenamento alla respirazione , permettendo la contrazione della muscolatura respiratoria. "È quasi come un esercizio isometrico” dichiara Kahrilas.

L’ipotesi sarebbe avallata dalla frequenza con cui i feti singhiozzano. Infatti, come mostrato dai neonati prematuri analizzati da un passato studio, guidato dal neuroscienziato Lorenzo Fabrizi, i piccoli singhiozzano per circa 14 minuti al giorno. Inoltre, il medesimo studio, monitorando l’attività fetale uterina, ha mostrato che il singhiozzo sopraggiunge già a nove settimane di gestazione.

Al monitoraggio sono stati associati elettroencefalogrammi dei neonati, che hanno mostrato la stimolazione simultanea di tre tipi di onde cerebrali nella corteccia dei neonati, dovuta al singhiozzo.

"Sappiamo che la contrazione muscolare involontaria, negli studi sugli animali, consente al cervello di formare una 'mappa del corpo'. Quindi, estrapolando queste informazioni, una potenziale spiegazione di ciò che fa la contrazione del diaframma è consentire al cervello di formare una mappa dell'apparato respiratorio, in modo che possa essere controllato in seguito" conclude Fabrizi.

La prossima volta che vi si presenterà il noioso fenomeno provate a stemperare il fastidio, poiché potreste dovergli ogni singolo respiro.

E sapevate che un uomo ha avuto il singhiozzo per 68 anni?

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