Questo era il cibo che mangiavano gli antichi romani e che oggi sarebbe illegale

Questo era il cibo che mangiavano gli antichi romani e che oggi sarebbe illegale
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I romani furono dei grandi innovatori nel campo della cucina e della gastronomia ed espandendo il loro impero cominciarono ad assimilare diversi gusti e costumi, provenienti dai diversi popoli che assoggettarono nel Mediterraneo.

Considerando che non avevano a disposizione dalla loro un gran numero di ortaggi e di frutta, introdotte in Europa solo di seguito alla scoperta dell'America - tra cui la patata, che secondo uno studio è una fonte di poche proteine ma di qualità e uno degli alimenti cardine della società - riuscirono comunque a inventare numerose ricette, che di seguito alcuni autori riunirono all'interno dei primi ricettari.

Uno dei più famosi è quello di Apicio, dal titolo De Re Culinarian, ovvero "In tema di cucina", che fu redatto poco dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente, nel V secolo d.C. Esso racchiude tutte le principali ricette di uso nella Roma imperiale e seppur utilizza il latino volgare e non il latino classico, ha consentito agli storici di conoscere i piatti preferiti ai tempi dei primi imperatori.

Il vero nome dell'autore era probabilmente Marco Gavio Apicio, un ricco romano che durante il I secolo d.C., sotto il regno di Tiberio, aveva cominciato a raccogliere ricette, descrivendoli in papiri che vennero tramandati nei secoli successivi. Queste ricette continuarono a essere trascritte per oltre 400 anni, finché qualcuno, di cui non sappiano nulla, decise di raccoglierli in un testo unico, unendo i vari fogli sopravvissuti.

Le ricette descritte in questo testo sono molto bizzarre. Per esempio, sembra che gli antichi romani apprezzassero la carne di fenicottero e che la lingua delle mucche venisse servita a fette sopra il pane, come la mortadella.

“Per quanto riguarda lo stufato caldo di capretto o agnello. Mettete i pezzi di carne in una padella. Tritare finemente una cipolla e un coriandolo, una libbra di pepe, il levistico, il cumino, il garum, l'olio e il vino. Cuocere, rovesciare in una padella bassa e addensare con l'amido di frumento. Se prendi un agnello, dovresti aggiungere il contenuto del mortaio mentre la carne è ancora cruda, se capretto, aggiungerlo mentre cuoce”.

Come potete leggere in questo passo, le ricette di Apicio vengono descritte in maniera dettagliata, ma non sempre i gusti degli antichi romani si sposavano appieno ai nostri piatti. Molte ricette erano pensati infatti per essere mangiati e manipolati con le mani, erano mediamente più unti e pesanti rispetto alle nostre e raramente si usavano le posate, per tagliare o condividere il cibo.

Le pietanze più apprezzate erano la carne di vitello, il pollo, le uova, come anche i frutti di mare e diverse tipologie di legumi, che venivano serviti insieme per formare un'insalata. Al posto di patate e pomodori, erano le carote a essere considerate le regine della cucina, insieme ad aglio, cavoli, broccoli, lattuga, indivia, cipolla e ravanelli, mentre la frutta non si consumava spesso.

Le ragioni per cui si mangiava poca frutta erano diverse. Innanzitutto non si conoscevano le banane, i mango e varie altre tipologie di frutta esotica. Inoltre le mele e le pesche erano molte costose, dovendo essere importate (secche) dall'estero, per essere consumate, mentre le pere, i frutti di bosco e le ciliegie erano facilmente deperibili, contenendo molta acqua.

Possiamo dire che il "frutto" più consumato dagli antichi romani era l'uva, non solo come bevanda - che aveva un gusto molto forte - ma proprio come frutto in sé, essendoci diversi vigneti sparsi per il Mediterraneo. I fichi e i melograni erano infine molto commercializzati, essendo da sempre anche un potente simbolo religioso di rinascita.

Durante l'epoca romana, gran parte del cibo veniva trasportato via nave o via carri. C'era il miele siciliano, il grano egizio, come anche il garum dalla Mauretania e le ostriche dalla Bretagna. Gran parte degli ingredienti delle ricette romane provenivano fuori dall'Urbe e non è un caso se oggi la cucina italiana ricorda molto quella tradizionale latina, che cercava di equilibrare il consumo delle proteine animali con il consumo di molti vegetali.

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