Le pillole allo iodio servono davvero contro le radiazioni?

Le pillole allo iodio servono davvero contro le radiazioni?
di

Durante il conflitto tra Russia e Ucraina hanno fatto non poca paura le velate dichiarazioni di Putin riguardo la tanto temuta escalation nucleare. Ciò ha portato in Belgio e altri Paesi europei a un boom della vendita di pastiglie di iodio, ma servono davvero in caso di possibile esposizione a radiazioni?

Chi ha visto la serie TV Chernobyl si ricorderà perfettamente di Ulana Khomyuk, scienziata e fisica nucleare che, appena viene a sapere dell’incidente alla centrale nucleare ucraina, ingoia subito una pillola di iodio e ne consiglia l’assunzione ad altri personaggi secondari che incontra. Qualcuno potrebbe avere pensato che l’effetto anti-radiazioni sia immediato ma, in realtà, è piuttosto indiretto.

Ciò che cambia davvero nel nostro corpo è il modo in cui esso si comporta con l’assunzione di iodio, essenziale per la tiroide in quanto serve affinché possa produrre ormoni. Incidenti come quello di Chernobyl hanno visto l’emissione di iodio-131, il quale è radioattivo, mentre le pillole sono composte – ovviamente – di iodio non radioattivo. Se l’isotopo radioattivo viene inalato, esso può accumularsi nella tiroide e favorire lo sviluppo di cancro. Pertanto, l’assunzione delle dette compresse di ioduro di potassio può impedire l'accumulo di iodio radioattivo nella tiroide saturandola con iodio non radioattivo. In altre parole, si tratta di una misura preventiva e non di una soluzione immediatamente efficace.

Il consiglio è quindi quello di non fare un acquisto dato dal panico, in quanto assumere iodio in dosi eccessive può rivelarsi pericoloso e l’assunzione eccessivamente anticipata può rivelarsi inefficace in caso di emergenza effettiva.

Al momento, del resto, non v’è ragione effettiva di preoccuparsi, dato che l’offensiva condotta a Chernobyl ha visto solamente un aumento momentaneo delle radiazioni nella zona.

Quanto è interessante?
3