Pornhub "profila l'orientamento sessuale degli utenti", l'accusa al Garante della Privacy

Pornhub 'profila l'orientamento sessuale degli utenti', l'accusa al Garante della Privacy
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Gli attivisti della campagna StopDataPorn negli scorsi giorni hanno presentato un primo al Garante della Privacy italiano per porre la sua attenzione sul trattamento dei dati degli utenti che quotidianamente visitano Pornhub, la piattaforma d’intrattenimento per adulti da 2 miliardi di visite al mese.

Nell’accusa degli attivisti si legge che Pornhub tratterebbe illegalmente i dati personali dei suoi utenti sulle loro preferenze sessuali, e li condividerebbe con terze parti non identificate.

Le argomentazioni su cui si basa il reclamo sono tre;

  • La mancata richiesta di consenso, in quanto Pornhub non richiederebbe il via libera all’elaborazione dei dati personali degli utenti che possono essere considerati altamente sensibili in relazione alla loro vita sessuale ed il loro orientamento, il tutto sebbene sia obbligata ai sensi dell’articolo 9 del GDPR. Gli attivisti osservano che i tracker sono impossibili da rimuovere per gli utenti inesperti e sono progettati per aggirare qualsiasi forma di opt-out;
  • La condivisione di informazioni sui suoi utenti con un numero imprecisato di terze parti sia esterne alla società che all’interno della holding MindGeek. Secondo la campagna, “questa diffusione non dichiarata d’informazioni personali costituisce un trattamento illecito di dati vietato dal GDPR”;
  • Pornhub fornirebbe i dati personali ottenuti dagli utenti ad un sistema di raccomandazione che assegna unilateralmente le preferenze sessuali a ciascun visitatore a sua insaputa e non consente a nessuno di contestare tale sistema. “Questa è considerata profilazione illecita, che viene condotta sfruttando i dati personali sensibili degli utenti a scopo di lucro” si legge.

L’avvocato Alessandro Polidoro ha spiegato che “questi abusi stanno avvenendo perché Pornhub opera nell’ombra che circonda l’industria del porno in generale, rendendone difficile accesso alle autorità di regolamentazione, ai responsabili politici e alla comunità di ricerca”.