È possibile "leggere la mente" delle meduse? La scienza ha provato con risultati assurdi

È possibile 'leggere la mente' delle meduse? La scienza ha provato con risultati assurdi
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La medusa è lo cnidario che ci ha abituato a “prodezze biologiche” strabilianti. Possono misurare pochi centimetri oppure essere giganteschi, come le meduse colossali più grandi del mondo. In merito alla strabiliante biologia di queste creature, un team di ricerca ne ha osservato l’incredibile trama dei neuroni.

La specie in esame è la Clytia hemisphaerica, medusa di appena qualche centimetro, rivelatasi particolarmente adatta per lo studio del sistema nervoso degli cnidari. Altre caratteristiche della specie sono un genoma abbastanza breve ed un mantello sufficientemente trasparente da permettere lo studio approfondito dei “percorsi neurali” dei circa 10.000 neuroni.

Tramite modifiche genetiche, le cellule nervose sono state rese capaci di brillare durante l’attività, permettendo di appurarne un’organizzazione neurale inaspettatamente complessa, seppur caratterizzata da una disposizione semplice.

Secondo lo studio odierno, i neuroni di C. hemisphaerica possiedono una disposizione molto atipica, a forma di ombrello, perfettamente in linea con la conformazione del corpo, e sono suddivisi in componenti più piccole. È proprio a queste strutture microscopiche presenti sui margini inferiori del mantello che sono collegati i tentacoli dell’animale, permettendo una captazione degli stimoli efficace e repentina.

In questo modo, quando una preda viene a contatto con i tentacoli, il percorso dei neuroni viene stimolato con un meccanismo specifico. I neuroni all’estremità del mantello ricevono lo stimolo che poi trasmettono alle strutture centrali, dove è localizzata la “bocca”. Questi stimoli inducono un’inclinazione del mantello che, trascinando il tentacolo collegato, presentano il cibo alla bocca.

Durante gli esperimenti i ricercatori hanno introdotto, nell’ambiente delle meduse, esemplari di un piccolo crostaceo, noto come artemia salina. Dalle evidenze è emerso che, all’inserimento del crostaceo, ben il 96% delle meduse hanno provato ad effettuare il meccanismo di cattura e trasferimento della preda, con un tasso di successo dell’88%.

A riprova della validità del meccanismo, i ricercatori hanno eliminato i neuroni presenti all’estremità del mantello. In tal modo è stato osservato che la piegatura tipica del processo di cattura e trasferimento della preda non è avvenuta.

"Così i neuroni RFa+ sono necessari sia per il ripiegamento dei margini indotto dal cibo che da quello indotto da stimolazione chimica. Al contrario, il nuoto e l'accartocciamento sono stati imperturbabili, suggerendo che altri tipi di cellule neurali controllano questi comportamenti" spiegano gli autori dello studio.

L’ipotesi è stata avvalorata da successivi sezionamenti chirurgici delle porzioni anatomiche delle creature, le quali pur senza bocca hanno continuato a manifestare il comportamento alimentare. Alla rimozione dei tentacoli, invece, è stata la bocca ad orientarsi verso la preda, pur non potendola raggiungere.

Grazie a queste evidenze i ricercatori hanno confermato l’origine del comportamento, ascrivibile alla coordinazione delle strutture neuronali presenti ai margini esterni del mantello.

La disposizione della rete dei neuroni sembra essere associata anche alle strutture digestive. È stato osservato, infatti, che meduse private a lungo di cibo catturano le prede più velocemente, suggerendo la presenza di una connessione che permette alla medusa non solo di “capire” di avere fame, ma che la induce ad agire per nutrirsi.

Per concludere, se siete appassionati di queste incredibili e ormai “cervellotiche” creature, non potete perdervi la misteriosa medusa rosso sangue sconosciuta alla scienza.

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