Il potente re Salomone ebbe veramente dei domini in Spagna? A quanto pare no

Il potente re Salomone ebbe veramente dei domini in Spagna? A quanto pare no
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Recentemente, nel mondo accademico, ruota una teoria che vuole uno dei più importanti sovrani d'Israele, Salomone, avere talmente tante terre sparse per il Mediterraneo, da raggiungere persino alcune cave in Spagna. Tuttavia, molti esperti sembrano non concordare con questa tesi e oggi vi spiegheremo il perché.

Il primo ad avanzare un'idea del genere è stato Sean Kingsley, un archeologo marino. Lo studioso, confrontando i dati delle sue ricerche in merito alle operazioni di scavo nelle miniere possedute dai Fenici con le informazioni date dalla Bibbia ebraica, è arrivato alla conclusione che fosse stato proprio il re Salomone a finanziare una spedizione fenicia per poter mandare alcuni minatori a cercare delle ricchezze nell'odierna Spagna.

Se si osservano alcuni punti, la teoria di Kingsley, all'apparenza, non sembrerebbe campata per aria. Per esempio, la civiltà fenicia poté fiorire per tutto il Mediterraneo tra il 1500 e il 300 a.C. proprio grazie alla loro fitta rete commerciale di materie prime e metalli, che aveva come sede centrale l'odierno Libano e che raggiunse persino le coste meridionali del Portogallo.

Inoltre, lo studioso ha rilevato che in alcuni reperti in argento trovati nel corso di diversi scavi in Israele, vi fossero alcuni campioni che presentavano una percentuale di isotopi tipici dei metalli presenti in Spagna.

Queste argomentazioni avanzate dall'archeologo, tuttavia, non hanno convinto tutti. Molti storici hanno fatto notare che, in realtà, non siano state presentate delle prove dirette del legame tra Fenici e il regno di Salomone, che rimase, nella teoria, in carica dal 970 fino al 930 a.C.

Prima di tutto, il tanto amato sovrano d'Israele era una figura biblica e, come ha spiegato l'esperto Steven Weitzman dell'Università della Pennyslvania, non è sicuro al 100% che sia esistito realmente. Questa è una questione che suona familiare, perché è stata affrontata anche col fenomenale personaggio del re Davide, il padre di Salomone, nonché colui che sfidò il gigante Golia.

In secondo luogo, non vi sono dei reali riferimenti nella Bibbia ebraica ad una spedizione finanziata dal re in un'area occidentale dove si era soliti prendere minerali - soprattutto in un'area così distante, per l'epoca, come la Spagna.

Quello che gli storici contrari alla teoria di Kingsley sostengono è che, per quanto fosse innegabile la presenza fenicia nella Penisola Iberica, tutti i collegamenti trovati dall'archeologo risultano essere solo forzati ed è difficile credere che parte delle ricchezze di Salomone potessero provenire proprio dall'estrazione in cave spagnole.

Inoltre, se si volesse considerare la Bibbia come fonte storica affidabile, si proverebbe ancora di più come la tesi di Kingsley non possa reggere, perché nel testo si dice che Salomone promosse svariati viaggi verso l'Oriente, non verso l'Occidente.

In merito ai reperti in argento, invece, Ayelet Gilboa, professoressa e archeologa dell'Università di Haifa, ha spiegato come i dati scientifici forniti si riferiscano a reperti arrivati ben 100 anni dopo il X secolo d.C. (quando Salomone regnò).

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