Il "potere nascosto" delle lacrime umane: piangere fa davvero bene alla salute?

Il 'potere nascosto' delle lacrime umane: piangere fa davvero bene alla salute?
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Le lacrime rappresentano la secrezione generata in risposta a irritazioni oculari o stimoli emotivi. A tutti capita di piangere a causa di eventi particolarmente tristi o di intensa gioia e tutti abbiamo sperimentato il sollievo dopo un proverbiale “fiume di lacrime”. Ma piangere fa davvero bene?

Le lacrime scaturite dal pianto rappresentano una sorta di indicatore delle emozioni umane. Nel cervello umano le emozioni intense sono una manifestazione dell’attivazione del sistema nervoso centrale, in relazione a determinati stimoli. A proposito, sapevate che nel detto piangere come un vitello il bovino non c’entra?

Il sistema nervoso è costituito da due porzioni, conosciute come: sistema simpatico e sistema parasimpatico. Il primo agisce nelle dinamiche primitive di risposta in relazione alla lotta o alla fuga quando ci troviamo di fronte ad un pericolo, il secondo induce il corpo in uno stato di calma, stimolando la quiete, il rilassamento e il riposo.

Le emozioni intense stimolano il sistema simpatico, inducendone una forma di iperattività. In risposta allo sconvolgimento emotivo, il pianto, indotto dall’attività del sistema parasimpatico, funge da “sfogo” riconducendoci in uno stato di calma e permettendoci di avvertire una sensazione di sollievo.

A causa della vita quotidiana nella società moderna, fin da piccoli, siamo abituati a tenere a bada le emozioni, per meglio uniformarci alle dinamiche di convivenza sociale e per evitare di manifestare emozioni negative. L’azione del piangere, che permette al nostro cervello di ristabilire l’equilibrio emotivo, non viene vista di buon occhio in determinate circostanze e spesso viene soffocata.

Da un punto di vista fisiologico, la corteccia prefrontale, componente raziocinante del cervello umano, limita l’espressione delle risposte emotive, permettendoci di affrontarle in modo controllato. Quando stress, stanchezza, e dolore psicofisico raggiungono livelli elevati, questa sorta di “processore emotivo” nel nostro cervello subisce una forma di sovraccarico e non riesce più a gestire il flusso di emozioni.

In tal modo si verificano manifestazioni emotive incontrollate e impreviste, come scatti d’ira e pianti improvvisi. Il sovraccarico e la sopraffazione possono essere tali da non esserne consapevoli, fino a quando le lacrime non grondano dal viso, anche in una riposta successiva ad un evento di minore intensità che ne richiami uno più intenso.

La tendenza a lasciarsi andare alle lacrime è molto soggettiva, anche se in media le donne tendono a farlo più degli uomini, la qual cosa non è ancora certo sia collegata a fattori biologici o sociali. Allo stesso modo persone con una spiccata indole empatica o nevrotica, oppure sottoposte a patologie come depressione, tendono ad essere più inclini al pianto.

Le lacrime, oltre al beneficio fisiologico legato allo sfogo di un accumulo emotivo, svolgono un ruolo sociale notevole, in quanto consentono di creare e rafforzare legami sociali, permettendoci di esprimere stati di malessere, richieste d’aiuto o affinità emotiva con coloro che ci circondano, rappresentando un vero e proprio sistema di connessione tra gli individui.

Considerando la valenza biologica delle lacrime, possiamo notarne la notevole importanza, soprattutto in relazione alla secchezza dei bulbi oculari in situazioni di stanchezza. Sono, inoltre, un indice di affezioni come raffreddore e influenza.

Possiamo affermare che le lacrime rappresentano un grande strumento della biologia umana per preservare la salute oculare, come indice di condizioni febbrili e malattie, e per affrontare le intense emozioni della vita di tutti i giorni. D’altronde a volte basta semplicemente abbandonarsi ad un bel pianto per sentirsi subito meglio, magari condito con un pizzico di nostalgia per alleviare il dolore anche di ricordi tristi.

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