Potrebbero esistere microbi capaci di vivere in mondi alieni con il 100% di idrogeno

Potrebbero esistere microbi capaci di vivere in mondi alieni con il 100% di idrogeno
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In uno studio pubblicato un paio di settimane fa sulla rivista Nature Astronomy, i ricercatori affermano che possono esistere microbi capaci di sopravvivere e crescere in atmosfere di idrogeno al 100%. Ciò suggerisce che la vita potrebbe potenzialmente evolversi su una gamma molto più ampia di mondi alieni.

L'idrogeno è l'elemento più comune del nostro Universo. Sebbene gli astronomi non abbiano ancora rilevato pianeti extrasolari rocciosi con atmosfere di idrogeno, si aspettano che tali atmosfere possano esistere, specialmente intorno a pianeti extrasolari noti come super-Terre, che hanno più massa e un attrito gravitazione più forte della Terra.

Poiché l'idrogeno è il gas più leggero, le atmosfere di idrogeno dovrebbero rivelarsi molto più gonfie di quelle terrestri, estendendosi così lontano dalla superficie del pianeta che dovrebbero essere più facili da rilevare, secondo quanto affermato dai ricercatori. Gli astronomi in genere "non pensano alle atmosfere dei pianeti dominati dall'idrogeno come favorevoli alla vita", afferma l'autrice principale dello studio Sara Seager, scienziata planetaria al MIT di Cambridge.

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno studiato il modo in cui due diversi tipi di microbi (Escherichia coli) crescono in laboratorio in una condizione al 100% di idrogeno. Sebbene nessuno dei due microrganismi viva normalmente in ambienti dominati dall'idrogeno, gli scienziati hanno scoperto che possono riprodursi, passando dal loro metabolismo preferito per il consumo di ossigeno a processi anaerobici meno efficienti.

I ricercatori hanno notato che, sebbene l'E. coli sia un microbo relativamente semplice, potrebbe generare 45 gas diversi come l'ammoniaca e il protossido di azoto. Tali gas potrebbero servire come potenziali segnali di vita se rilevati in atmosfere di altri esopianeti. Queste potenziali scoperte potranno essere effettuate dai telescopi di prossima generazione.

FONTE: astronomy
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