Prendersi a "pesci in faccia"? Sì, se è per combattere le rughe

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Secondo un nuovo studio della Oregon State University, la gelatina contenuta nella pelle del merluzzo del Pacifico, un particolare pesce molto abbondante sulla costa pacifica del Nord America, può aiutare a contrastare l'invecchiamento cellulare ed a prevenire le rughe, causate dalle radiazioni ultraviolette.

Questa specie ittica, molto conosciuta e consumata in Europa (da noi nota anche come nasello), negli Stati Uniti è poco popolare, addirittura non rientrando neanche tra le prime 10 scelte di pesce sulle tavole americane.

Jung Kwon, assistente professore presso il Seafood Research & Education Center dell'Oregon State ad Astoria, nell'Oregon, ha concentrato i suoi studi proprio sul merluzzo, nell'abito della ricerca sugli organismi marini ed il loro potenziale per migliorare la salute umana.

Particolare interesse hanno destato gli effetti benefici di alcune parti organiche, come ad esempio la pelle di pesce, spesso scartata dall'alimentazione ed inutilizzata.

"Le bucce di pesce sono una risorsa abbondante che già conosciamo per le preziose proprietà nutritive. Ma volevamo scoprire quale valore potenziale aggiuntivo potrebbe essere trovato in qualcosa che è tradizionalmente considerato un sottoprodotto", ha spiegato Kwon.

Nello studio, pubblicato recentemente sulla rivista Marine Drugs, Kwon ed un team di ricercatori hanno esaminato i percorsi molecolari che contribuiscono a livello cellulare alle rughe della pelle. Un danno tissutale promosso dall'esposizione cronica alla luce ultravioletta (soprattutto del Sole), che scompone il collagene nella pelle.

Gli scienziati hanno quindi estratto la gelatina dal merluzzo del Pacifico così da poterne esaminarne l'impatto sulle risposte e sui percorsi antiossidanti ed antinfiammatori, noti promuovere la sintesi del collagene, scoprendo che:

Ha ripristinato la via di sintesi del collagene precedentemente soppressa dai raggi UV. Ha
promosso l'attività antiossidante aggiuntiva, in modo da poter prevenire o rallentare successivi i danni alle cellule. Ha infine dimostrato anche effetti antinfiammatori aggiuntivi.

"Abbiamo visto un buon potenziale, grazie alla risposta positiva nel modello cellulare di riferimento. Questo ci dà una buona spinta per proseguire con la ricerca", ha concluso Kwon.

Rimanendo in tema, sapete che L'Arabia Saudita spenderà 1 miliardo l'anno per la ricerca anti invecchiamento? Inoltre, qualche mese fa, è stato scoperto un vaccino anti invecchiamento efficace sui topi.

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