Presto sarà possibile "illuminare" le cellule tumorali per facilitarne l'asportazione

Presto sarà possibile 'illuminare' le cellule tumorali per facilitarne l'asportazione
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I biochimici dell'Università del Piemonte Orientale (UPO) hanno coordinato un importante studio che promette di dare nuovi strumenti per contrastare i gliomi, dei pericolosissimi tumori cerebrali che lasciano poche probabilità di sopravvivenza.

I ricercatori italiani sono infatti riusciti a compiere un notevole passo in avanti nel contesto delle ricerche di nuove terapie per il trattamento di questi tumori. Essi hanno individuato una specifica molecola fluorescente (denominata probe 10) in grado di legarsi in modo selettivo all'enzima aldeide deidrogenasi 1A3 (denominato ALDH1A3), "illuminandolo". Questa molecola è in grado di illuminare solo le cellule tumorali del glioma, e non i tessuti sani.

I neurochirurghi potranno servirsi di questa caratteristica come supporto essenziale per una resezione totale della massa tumorale, in sede operatoria. La terapia principale per questi tumori, infatti, rimane la rimozione chirurgica, in un'area a dir poco complessa su cui intervenire.

Le tecniche usate oggi per la rimozione di questi tumori si basano su una molecola chiamata fluoresceina; questa, tuttavia, non è selettiva poiché non ha nessuna specificità biochimica. L'assenza di selettività comporta una scarsa distinzione nell'illuminare il tessuto malato rispetto al tessuto sano.

Sfruttando delle particolari differenze tra l'ALDH1A3 e altri isoenzimi della stessa famiglia, è stato possibile sviluppare una molecola altamente specifica per l'ALDH1A3, un enzima prevalente in questi tumori. In seguito, è stato possibile mettere appunto uno strumento in grado di "illuminare" solo le cellule tumorali, sia in vitro che in vivo.

Lo studio multidisciplinare è stato coordinato da Silvia Garavaglia - professoressa associata di Biochimica del Dipartimento di Scienze del farmaco UPO - ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Communication Biology, del gruppo Nature.

"La molecola che abbiamo isolato si comporta come un nastro adesivo fosforescente che si carica autonomamente con la luce, simile a quelli sulle pareti delle camerette dei bambini che sono quasi invisibili durante il giorno e che si trasformano in stelle, lune e cuori quando è buio." ha spiegato la professoressa Garavaglia. "La nostra sonda si lega molto bene all'enzima bersaglio presente in grande quantità nel tumore e, una volta illuminato con la luce adatta, ne rivela la posizione permettendo al neurochirurgo di operare in modo molto preciso rimuovendo tutte le cellule cancerose tumorali."

La professoressa Silvia Garavaglia e i suoi colleghi ricercatori si definiscono orgogliosi dello studio compiuto, e prevedono di ottenere, in un paio di anni, una molecola da testare in fase clinica.
Le ricerche dei biochimici sono un importante punto di partenza per lo sviluppo di terapie e nuove tecnologie all'avanguardia per combattere questi devastanti tumori.

FONTE: nature
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