Quando Bram Stoker si ispirò ai vetala indiani per scrivere "Dracula"

Quando Bram Stoker si ispirò ai vetala indiani per scrivere 'Dracula'
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Dracula, il vampiro del romanzo di Bram Stoker, è diventato un simbolo di terrore nell'immaginario occidentale. Generalmente pensiamo che lo scrittore si ispirò al celebre Vlad III di Valacchia (l'odierna Romania), chiamato anche "l'Impalatore" per via della sua predilezione ad impalare i nemici, ma se non fosse del tutto così?

Alcuni studiosi credono che Stoker rivisitò uno spirito peculiare della mitologia hindu, il vetala. Secondo il mito odierno, questo spirito, nella sua forma originale, è un uomo con mezzo corpo da pipistrello. Esso si aggira sia tra i cimiteri per animare i cadaveri e trasformarli in pipistrelli sia nelle foreste dove, sotto le mentite spoglie di un pellegrino o di una donna anziana, caccia le sue vittime umane.

La storia di questa figura androgina e spaventosa, creata intorno al XI secolo, viene narrata per la prima volta nel Vetala Pachvimshati, una collezione di racconti in sanscrito per bambini tra leggenda e realtà. In questi venne messo in risalto un elemento che contraddistingueva i vetala da tutte le altre creature del folklore hindu: l'essere intrappolati tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Di conseguenza, secondo l'immaginario antico, possedevano sia la memoria del passato sia il potere della chiaroveggenza.

Questa loro caratteristica era oggetto di interesse di molti "cacciatori di vetala", simili ai cacciatori di vampiri nella cultura pop odierna, che, invece di ucciderli, volevano imprigionarli e usarli per i loro scopi, benevoli o malvagi che fossero.

Nei racconti originali della raccolta medievale queste creature fantastiche non vennero raffigurate come dei demoni, bensì come degli imbroglioni. Alcune volte riuscivano ad ingannare coloro che riuscivano a catturarle e altre, invece, alla fine finivano per sottomettersi volontariamente e difendere le cause degli umani.

Quando l'esploratore e scrittore britannico, Sir Richard Burton, visitò l'India, si interessò dei suoi vari aspetti culturali, compresa la mitologia hindu. Quando tornò in patria, fu il primo europeo a tradurre sia il Kama Sutra sia il Vetala Pachvimshati.

Tuttavia, la parola "vetala" venne cambiata incorrettamente con "vampiro", al posto di un termine più adatto come "spirito". Queste creature tipiche della cultura indiana vennero tramutate gradualmente da noi europei in qualcosa di mostruoso e molto più simile all'immagine classica che abbiamo oggi dei vampiri. Inoltre, se questo non bastasse, Burton dei 25 racconti che caratterizzavano l'opera originaria, ne trascrisse solo 11 perché voleva creare un'idea ben precisa di questi complessi spiriti leggendari.

Come affermò Norman M. Penzer, un ricercatore specializzato in studi orientali che lavorava presso la Royal Geographical Society:" Burton non tradusse Vetala Pachvimshati, bensì adattò il testo a suo piacimento".

Fra coloro che lessero la "traduzione" di Burton vi fu anche Bram Stoker (1847-1912), il celebre autore irlandese di uno dei romanzi gotici del terrore più famosi in tutta la storia della letteratura.

Affascinato dalle figure dei vetala, Stoker creò il suo Dracula: un uomo che poteva trasformarsi in vampiro, che dormiva a testa in giù e da una conoscenza sovraumana. Dalla pubblicazione del romanzo, nel 1897, la cultura occidentale si è appropriata completamente del mito indiano e l'ha tramutato in qualcosa di suo.

Oggi, nella cultura pop, per esempio, possiamo vedere cosa siano diventate nel nostro immaginario queste creature malvagie nella serie tv "Supernatural". Il protagonista, in uno degli episodi della serie, fronteggia due vetala, che vengono raffigurati con lunghe zanne e assetati di sangue. Un'immagine sicuramente molto diversa da quella di partenza.

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