Quando gli smartphone erano PC: si poteva pure aggiungere RAM

Quando gli smartphone erano PC: si poteva pure aggiungere RAM
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Il mondo degli smartphone è pieno zeppo di tentativi fallimentari. Uno dei più interessanti, che in pochi conoscono, appartiene a Google. Infatti, la società californiana aveva cercato di portare il concetto di upgrade dei componenti in ambito smartphone.

Era la fine del 2014 e tra gli appassionati di smartphone circolava il nome di Project Ara, il tanto atteso dispositivo modulare di Google che doveva essere lanciato nel 2015. Paul Emerenko, team leader del progetto, aveva pure annunciato che ci sarebbe stato un negozio che comprendeva tutti i componenti compatibili. Chiunque avrebbe potuto creare un modulo, visto che l'MDK era completamente open source e disponibile a tutti.

Inutile dire che l'hype degli appassionati era alle stelle. Online stavano iniziando a circolare le foto dei primi prototipi della versione destinata agli sviluppatori (annunciata dalla stessa Google) e tutto faceva pensare che i dispositivi del futuro sarebbero stati modulari. Peccato che la società californiana non portò più avanti il progetto e gli esperti decretarono la fine di Project Ara nel settembre del 2016. Le cause non sono mai state rivelate pubblicamente, anche si in molti pensano che l'investimento fosse troppo rischioso per l'epoca.

Nonostante questo, degli smartphone modulari sono realmente arrivati sul mercato in passato. Uno degli esempi più interessanti è il Toshiba e570 Pocket PC, lanciato nel lontano 2002, che consentiva di aggiungere 32MB, 64MB o 128MB di DRAM tramite lo slot CF.

Difficile dire se questa interessante tecnologia verrà mai recuperata, visto che i produttori sembrano essere concentrati sui dispositivi pieghevoli, ma non saremmo sorpresi nel caso in futuro qualcuno decidesse di riprovare a portare il concetto di upgrade dei componenti in ambito smartphone.

FONTE: GSMArena
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