Ecco quando gli inglesi stavano per perdere decine di sculture (rubate) del Partenone

Ecco quando gli inglesi stavano per perdere decine di sculture (rubate) del Partenone
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Nel 1802 una misteriosa nave, la "Mentor", naufragò vicino le coste dell'odierna isola di Kythera (Grecia). Al suo interno vi si potevano trovare centinaia di monete d'oro, oggetti quotidiani e qualcosa, da un punto di vista storico, dal valore eccezionale: delle sculture in marmo del Partenone, il più celebre tempio risalente alla Grecia antica.

Quello che si conosce, fino ad adesso, riguardo questa grandissima imbarcazione è che, al momento del naufragio, vi fosse un gruppo abbastanza eterogeneo di passeggeri e membri dell'equipaggio. Questo è stato possibile scoprirlo grazie alla numerosa presenza di monete d'oro, provenienti dai Paesi Bassi, dalla Spagna e persino dall'Impero ottomano.

Tuttavia, come ci riferiscono i documenti, la "Mentor" non era né olandese, né spagnola, né tantomeno ottomana. Essa apparteneva al diplomatico britannico Thomas Bruce, un nobile scozzese conosciuto col titolo di Conte di Elgin.

L'uomo lavorava all'ambasciata britannica presente nella città di Costantinopoli, che, all'epoca, era uno dei centri più importanti dentro l'Impero ottomano. Affiancata alla sua attività politica, vi era il forte interesse per l'arte antica. Infatti, era noto nel panorama europeo per essere uno dei più importanti collezionisti dell'epoca.

Quando la sua nave affondò di oltre 20 metri sotto le coste dell'isola di Kythera, l'unica preoccupazione del nobile fu quella di salvare il più alto numero possibile di ricchezze archeologiche presenti dentro l'imbarcazione ed estratte dal Partenone.

Senza alcuna preparazione reale d'immersione, i pochi uomini che parteciparono al recupero riuscirono a salvare gran parte delle sculture in marmo presenti nella nave e Bruce riuscì a portarle in Inghilterra, per poi venderle al British Museum nel 1816.

Il problema nacque, e tutt'ora persiste, sul come questi reperti storici siano finiti nell'imbarcazione di un semplice collezionista inglese.

Il conte affermò, in passato, che li avesse pagati di tasca sua e che avesse ottenuto una certificazione da parte del governo ottomano stesso. Tuttavia, la "Commissione britannica per la riunificazione dei marmi del Partenone" ha dichiarato, alla luce di numerose ricerche, che questi documenti di convalida non esistano. Di fatto, Bruce potrebbe aver rubato illecitamente le sculture.

Pur di fronte a questa verità quasi certa, il British Museum, dove tutt'oggi si possono trovare questi meravigliosi oggetti d'arte, non vuole restituirli e continua la battaglia, senza sosta, contro le autorità del governo greco - anche a distanza di 3 secoli.

L'aspetto drammatico di tutta questa storia è che la "Mentor", con tutto ciò che si trova ancora al suo interno, ha pochissimi anni di vita, prima di decadere per sempre - senza che gli archeologi possano più fare nulla per salvarla.

Per questo molti enti continuano a condurre scavi sottomarini per ricercare e salvare più reperti possibili. Recentemente, infatti, sono stati trovati due scacchi in legno e una moneta in metallo che venne, probabilmente, usata in qualche gioco con le carte.

Questi, in particolare, ci restituiscono un piccolo spezzato di vita quotidiana sopra l'imbarcazione e di come le persone, dimenticate completamente in passato dal nobile scozzese, la vivessero.

Se siete interessati a conoscere la storia di altri tesori che non potranno (forse) mai tornare nella loro terre d'origine, vi consigliamo la lettura di questa notizia.

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