La quantità di Alghe e di ossigeno nel Cambriano erano modulate dalle altre specie animali

La quantità di Alghe e di ossigeno nel Cambriano erano modulate dalle altre specie animali
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La vita sulla Terra ha sviluppato complesse interazioni tra tutte le sue forme. Piante, animali e insetti vanno ad occupare interi habitat e l’energia del Sole viene trasformata in energia chimica che, nella catena alimentare, viene usata dalle varie specie per procreare.

Pensiamo all’esempio classico dell’ape e del fiore, una interazione che permette agli insetti ed ai vegetali di perpetuare entrambe le loro specie.

Quello che forse sfugge, però, è che questi scambi avvengo anche con ciò che è inanimato. Uno studio ha, infatti, compreso che il controllo degli erbivori, da parte dei carnivori, riesce a cambiare lo scorrere di un fiume e questo, a sua volta, favorisce l’arrivo di ulteriori specie diverse che colonizzano questo habitat così rimaneggiato.

In particolare, una ricerca dell’Università di Copenaghen ha messo in luce il fatto che gli animali modulano i livelli di ossigeno e, in questo modo, indirettamente, controllano anche il loro stesso sviluppo e il perpetuare la loro specie.

Per prima cosa si è andata ad esaminare un’era geologica molto importante: il Cambriano.
Il Cambriano inizia all’incirca 541 milioni di anni fa e termina intorno ai 485 milioni di anni fa.

Durante quest’era la vita sulla Terra non era molto sviluppata ma, in compenso, quella marina era molto florida.

Per capire la quantità di ossigeno disciolta negli oceani durante il Cambriano, i ricercatori hanno studiato le pietre calcaree di quel periodo.

Nel calcare hanno, in particolare, cercato l’Uranio 238 e il 235, studiandone il rapporto per riconoscere le rocce calcaree appartenenti a tale periodo.

Studiando il calcare si è risalito alla quantità di ossigeno disciolto all’interno dell’acqua e la sua fluttuazione, massima e minima, nel tempo.

Ma da dove proveniva questo ossigeno? Beh, probabilmente da alghe che, per vivere, avevano bisogno di Fosfato. Più fosfato significava più alghe, quindi più ossigeno. Osservando le fluttuazioni dell’ossigeno si può dedurre che più ossigeno significava più specie viventi, meno ossigeno meno specie.

Durante quest’era gli animali marini svilupparono ossa e conchiglie che sono ricche di fosfati.

Quando gli animali morivano cadevano sul fondo marino e le loro ossa e le loro conchiglie venivano seppellite da quelle specie che si trascinavano sul fondale fangoso degli oceani, privando le alghe del fosfato che serviva loro per vivere e riprodursi.

In questo modo il fosfato veniva sottratto alle alghe che diminuivano di numero e ciò significava poco ossigeno, dunque pochi esseri viventi riuscivano a sopravvivere.

Quando il numero degli animali marini calava, però, i livelli di alghe e quindi di ossigeno tornavano ad aumentare e così facevano anche le altre specie marine che salivano di numero.

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