Le radiazioni di Chernobyl influenzano l'evoluzione della fauna

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Come dimenticarlo. L'incidente al reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, nel 1986, ha generato il più grande rilascio di materiale radioattivo della storia umana, il cui impatto è stato grave per l'ambiente e la popolazione umana. Ora però, dopo 3 decenni, flora e fauna hanno trovato una nuova vita anche grazie a "mutazioni evolutive".

Tutti sappiamo che le radiazioni possono danneggiare il materiale genetico degli organismi viventi e generare mutazioni indesiderate, eppure, nei pressi della centrale di Chernobyl alcune specie si stanno effettivamente adattando a vivere con l'esposizione radioattiva.

Un nuovo studio, pubblicato su Evolutionary Applications, ha rilevato la presenza di diverse rane nei pressi del reattore danneggiato, per la precisione delle raganelle orientali (Hyla orientalis), di un'insolita colorazione nera, quando invece sono normalmente di un verde brillante.

Questa iperpigmentazione è dovuta alla melanina, che ha la naturale capacità di ridurre gli effetti negativi delle radiazioni ultraviolette, con un ruolo protettivo anche verso quelle ionizzanti (come è stato dimostrato anche nei funghi). La melanina, inoltre, assorbe e dissipa parte dell'energia radioattiva, rendendo meno esposti ai danni cellulari.

La cosa particolare è stato notare come più ci si avvicinava al reattore danneggiato e più erano presenti raganelle dalla colorazione nera come la pece, più invece ci si allontanava da esso e più vi era la presenza di rane dal verde originale.

I risultati dello studio suggeriscono quindi che le rane di Chernobyl potrebbero aver subito un processo di rapida evoluzione in risposta alle radiazioni assorbite. Le raganelle con una colorazione più scura al momento dell'incidente, una esigua minoranza, sarebbero state favorite dall'azione protettiva della melanina, facendole riprodurre con maggior successo.

Inoltre, ulteriori studi su queste particolari "rane nere di Chernobyl" aiuteranno a comprendere meglio il ruolo protettivo della melanina negli ambienti interessati dalla contaminazione radioattiva. Aprendo le porte anche a promettenti applicazioni in molteplici campi, come la gestione delle scorie nucleari e l'esplorazione spaziale.

Rimanendo in tema, conoscete bene la storia dell'incidente di Chernobyl? Una tragedia che deve essere raccontata e, soprattutto, ricordata. D'altronde, Chernobyl non smette di stupire anche dopo quasi 40 anni dall'incidente.

Crediti Immagine: Germán Orizaola/Pablo Burraco

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