La realtà virtuale permette di misurare la nostra vulnerabilità allo stress

La realtà virtuale permette di misurare la nostra vulnerabilità allo stress
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Ognuno di noi reagisce allo stress in maniera diversa in seguito a eventi chiamati anche “fattori di stress”, spesso finendo, specialmente in caso di esposizione cronica, per essere soggetti a disturbi come ansia e depressione o cambiamenti fisici come alterazioni cardiovascolari. La realtà virtuale, però, può aiutare a misurare la vulnerabilità.

A dimostrarlo sono stati gli scienziati comportamentali della School of Life Sciences della Ecole Polytechnique Federale de Lausanne che, guidati da Carmen Sandi, hanno sviluppato un metodo basato sulla realtà virtuale (VR) per misurare la suscettibilità di una persona a fattori di stress psicogeni, approcciandosi in maniera totalmente nuova a questo problema per acquisire maggiori informazioni. Questo sforzo cambia le carte in tavola nella ricerca poiché finora ogni studio è stato svolto sulla base di auto-segnalazioni e classifiche cliniche soggettive, o magari esposizione a fattori di stress in ambienti non naturali.

In questo studio specifico 135 partecipanti hanno provato tre scenari diversi in VR: nel primo hanno esplorato una stanza virtuale vuota, partendo da un piccolo gradino rosso affacciato sulle pareti. Tale stanza aveva le stesse dimensioni di quella reale in cui si trovavano i partecipanti, quindi se avessero toccato un muro virtuale l'avrebbero effettivamente percepito. Dopo 90 secondi di esplorazione ai partecipanti è stato detto di ritornare al gradino rosso di partenza. La stanza della realtà virtuale poi diventava nera in vista del caricamento del secondo scenario.

In esso, i partecipanti si sono trovati su un vicolo virtuale sopraelevato a diversi metri dal suolo di una città virtuale. È stato quindi chiesto loro di esplorare il vicolo per 90 secondi e poi di tornare al gradino rosso. Una volta su di esso, il gradino avviava una discesa sempre più veloce fino a raggiungere il livello del suolo; dopo un'altra dissolvenza, ecco lo scenario finale in cui i partecipanti sono stati posizionati in una stanza completamente buia con in mano soltanto una torcia virtuale. In seguito, è stato detto loro di esplorare un labirinto buio in cui si trovavano altre quattro figure simili a esseri umani, mentre tre improvvise raffiche di rumore bianco provenivano dalle cuffie del partecipante ogni venti secondi.

Misurando la frequenza cardiaca dei partecipanti durante ogni scenario, gli autori dello studio hanno analizzato i cambiamenti in base ai differenti fattori di stress. Mediante machine learning, poi, hanno verificato con successo che questo modello può funzionare anche per altri soggetti, confermando che è possibile prevedere la vulnerabilità allo stress. Per ricevere ulteriori dettagli sulla veridicità dei dati, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di svolgere un test finale in VR in cui bisognava svolgere rapidamente esercizi aritmetici (cronometrati) per vedere il punteggio finale rispetto agli altri; in caso di risposte sbagliate, il pavimento virtuale si rompeva in alcune parti e veniva anche riprodotto un rumore angosciante.

Tutti questi dettagli hanno permesso al team di scienziati di offrire uno strumento nuovo e standardizzato per misurare la vulnerabilità ai fattori di stress. Come detto da Carmen Sandi, “Il vantaggio dello studio è che abbiamo sviluppato un modello in cui l'acquisizione dei parametri comportamentali di come le persone esplorano due nuovi ambienti virtuali è sufficiente per prevedere come cambierebbe la loro variabilità della frequenza cardiaca se fossero esposte a situazioni altamente stressanti; quindi, eliminando la necessità di testarli in quelle condizioni altamente stressanti. […] Ci aspettiamo che il nostro studio aiuti l'applicazione dei primi interventi per quegli individui a rischio".

Nel mondo della psicologia di recente sono stati svolti tanti studi, alcuni dei quali hanno svelato che giocare ai videogiochi non solo è positivo per la salute mentale e il benessere delle persone, ma migliora le abilità cognitive quando si è adulti.

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